venerdì 3 maggio 2019

🐉SANTA MARTA DI BETANIA: quando si dice che con la dolcezza si ottiene tutto🐲

foto mia

Articolo precedente: http://www.mimancanoifondamentali.com/2019/05/haiku-osservazione-della-chiesa-di-san.html?m=1

Oggi sono andata a Chivasso ridente città della pianura padana che sta a pochi km da dove abito. Passando in centro sono rimasta colpita da una chiesa per l'esattezza la "chiesa di San Giovanni Battista e Santa Marta". Fuori dalla chiesa era rappresentata questa figura sacra, quella di Santa Marta per l'appunto che ha attirato parecchio la mia attenzione: infatti ai suoi piedi non c'era dubbio ci fosse un drago, cosa piuttosto insolita poiché il drago come rappresentazione religiosa lo avevo visto solo con San Giorgio e poi, visti i tempi, ancor più insolito il fatto che una donna potesse tanto, quindi, tornata a casa mi sono documentata.

Chi è Santa Marta di Betania? Si festeggia il 29 di luglio ed è una figura biblica, descritta dai Vangeli secondo Luca e Giovanni, come sorella di Maria e Lazzaro (per intenderci quello morto e poi resuscitato da Gesù) e che visse nel villaggio di Betania vicino a Gerusalemme.
Secondo la tradizione Marta dopo la resurrezione di Gesù e le prime persecuzioni in patria emigrò con la sorella Maria di Betania (identificata come Maria Maddalena), Lazzaro ed altri discepoli per approdare alfine in Provenza più precisamente a Saintes-Maries-de-la-Mer dove iniziò a professare il suo credo.


Foto mia- altro particolare questa volta all'interno della chiesa a Chivasso dove ancora si vede Santa Marta con il draghetto ai suoi piedi.

Pare che durante il primo secolo dopo Cristo un drago detto Tarasque, tarasca o tarasco, terrorizzasse la regione che va da Avignone, Arles, Aix-en-Provence nella Gallia narbonese che un tempo i romani avevano denominato "provincia" da qui il nome attuale Provenza. Questo drago pareva avesse un carapace duro come l'acciaio e stracolmo di aculei che proteggevano un poco confortante corpo a sei zampe, una coda squamosa che finiva a punta tipo fosse una lancia e una gran testa di leone sbavante; il drago in questione pareva fosse pure anfibio.
Dovete sapere che "l'immonda bestia" era originaria della Galazia, regione dell'Anatolia centrale ed era nata dall'unione forse poco felice tra l'Onachus un bisonte gigantesco che inceneriva tutto ciò che sfiorava e il famoso Leviatano della Bibbia. Dopo un lungo peregrinare aveva trovato casa nelle paludi sulle rive del Rodano in una grotta presso il villaggio di Nerluc. Da lì se ne usciva solamente per mangiarsi uomini e bestiame, un simpaticone proprio.

Dagli e ridagli i soliti cavalieri nulla poterono contro il cattivissimo drago finché un giorno comparve una "mite fanciulla" anch'essa proveniente dall'Oriente ed ebbe la grandiosa idea di affrontare il drago. Lei però non aveva armi, bagagli, scudi nè armature ma fece una cosa semplicissima: volse lo sguardo al cielo, aprì le braccia come in una muta preghiera le raccolse sul suo petto e cominciò a fissare negli occhi la bestia la quale fece lo stesso. Si guardarono, insomma. 

Cominciò a pronunciare parole incomprensibili e a cantare con una voce tanto melodiosa che si dice pure il fiume Rodano si fermò ad ascoltarla ed anche i fiori e gli arbusti dei prati. Se tutta la natura d'intorno rimase ferma ad ascoltare figuriamoci la Tarasque che non ci capì più nulla e finì col perdere tutta la sua aggressività.


foto dal web-l'immagine potrebbe essere soggetta a copyright

Marta, questo era il suo nome, cominciò a cantare nuovamente una seconda volta, una terza e così via ed i suoi canti lodavano il Signore, Dio degli eserciti e della Misericordia fattosi uomo in Oriente, là morto e risorto e le cui gesta ora erano cantate da Marta e da coloro che con lei avevano intrapreso quel lungo viaggio.
La Tarasque perse la sua crudeltà e diventò piccolina e docile e fu da Marta con tanta dolcezza domata cosa che non era riuscita ad eserciti di capoccioni di cavalieri. Pensate sia finita qui? Eh no cari amici; a questo punto Marta prese la piccola  e docile Tarasque ed ebbe la non brillantissima idea di andare al villaggio con lei. Gli abitanti ancora memori degli scempi perpetrati nei dintorni dal drago, seppur vedendo che la bestiola era ormai assolutamente innocua, decisero di metterci tutto l'impegno possibile e la sgozzarono. Magari alla dolce Marta dispiacque pure un pò ma volete mettere il sacrificio di una bestiola con la possibilità ora, che era diventata un'eroina, di poter raccontare a quella gente piuttosto incolta delle gesta del buon Gesù che era morto er era pure poi risorto e grazie al quale lei era riuscita pregando intensamente a rendere innocua la terribile Tarasque? Figuriamoci, un pò di sano senso della convenienza non mancava nemmeno ai tempi, tanto drago più drago meno...


Bellissimo santino di santa Marta - l'immagine potrebbe essere soggetta a copyright

Questa dunque è la pia leggenda di santa Marta da Betania come ce la tramanda la "Leggenda aurea del Beato Jacopo da Varagine" (fine del 1200). A parte la mia ironia onnipresente, trovo sia bello scoprire queste piccole perle semplicemente perché si è tenuto il naso per aria durante un passeggiata, non trovate? Sarebbe bello poterlo fare più spesso. 
L'unica cosa per cui sono un pochino spiacente se non addolorata è la pessima fine che ha dovuto fare il drago il quale: 1) magari si comportava così male perchè noi esseri umani siamo sempre i soliti e la diversità proprio non la vogliamo tollerare (lui era un drago di tipo chimerico, peggio che andar di notte... che vuol dire chimerico? per farla breve composto da parti di animali diversi tra loro, ecco)
2) gli abitanti del villaggio visto che la fanciulla era riuscita a fare l'impossibile avrebbero anche potuto pensarci un attimino e lasciarglielo come animaletto domestico visto che ora il drago era stato trasformato in un mite agnellino, ma la leggenda è questa e sto solo vaneggiando, comunque: Grata che abbiate letto queste mie parole e grata del fatto che grazie al mio blog imparo sempre cose nuove ðŸ™










Enrica Merlo 03/05/2019



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