sabato 20 luglio 2019

SUCCESSI MEDICI CHE FANNO BENE AL "CUORE" ❤️️ (Ospedale Molinette, Torino)


Foto dal web - l'immagine potrebbe essere soggetta a copyright

Articolo precedente: http://www.mimancanoifondamentali.com/2019/07/dal-kenya-parigi-in-due-sogni-le.html?m=1


Il progresso medico fa spesso passi da gigante!! E' il caso di questo particolarissimo intervento di cui vi vado a raccontare svoltosi molto recentemente all'Ospedale Molinette di Torino non nuovo a grandi e positive sorprese in campo medico. 
E' il caso di questo signore sottoposto da anni a dialisi a causa di una malattia congenita  che deve mettersi in lista d'attesa per un trapianto; le analisi di routine per poter realizzare l'intervento rivelano però che il paziente è affetto da stenosi aortica, ovvero da una riduzione progressiva dell'aperura della valvola aortica, situazione che provoca la graduale ma assoluta diminuzione del flusso sanguigno attraverso il corpo, una cosa non da poco, purtroppo.

Si rende necessario quindi dover sostituire la valvola  tramite un intervento con una tecnica chiamata TAVI (Impianto Valvolare Aortico Transcatetere) ovvero l'impianto di una nuova valvola aortica passando attraverso l'arteria femorale della gamba. L'uomo però, dopo numerosi anni di dialisi, non ha più le arterie sufficientemente robuste per sopportare un tale tipo di intervento, impensabile poi sarebbe sottoporre il paziente già molto debilitato ad un'operazione a cuore aperto.


Foto dal web - l'immagine potrebbe essere soggetta a copyright

Cosa succede allora? I membri dell' "Heart Team" delle Molinette (composto da valenti chirurghi vascolari, cardiologi, cardiochirurghi e cardioanestesisti) studiano il caso sino ad arrivare ad una brillante soluzione.

La valvola aortica del paziente è stata dunque sostituita non con le classiche tecniche del cuore aperto o del TAVI ma inserendola nel muscolo cardiaco del paziente attraverso il collo e più precisamente facendola passare attraverso l'arteria carotidea perdipiù in anestesia locale!! L'operazione assolutamente innovativa è stata eseguita seguendo una tecnica sviluppata a Lille in Francia e attuata dalla splendida equipe coordinata dal Professor Mauro Rinaldi Direttore del reparto di Cardiochirurgia Universitaria e dal Professor Gaetano Maria De Ferrari Direttore del reparto di Cardiologia Universitaria. Hanno partecipato all'operazione i cardiochirurghi Dottor Stefano SalizzoniDottor Michele La Torre, i cardiologi interventisti Dottor Federico Conrotto e Dottor Maurizio D'Amico e il chirurgo vascolare Professor Fabio Verzini. Il tutto anche grazie alla nuova Sala Ibrida Emodinamica inaugurata proprio l'anno scorso alle Molinette che con il reparto di degenza cardiochirurgica consentono ai paziente (e ai medici) un vero e proprio percorso curativo cardiovascolare all'interno di un'unica struttura.


"Le Molinette" foto dal web - l'immagine potrebbe essere soggetta a copyright

La brillante operazione è durata complessivamente cinquanta minuti ed il paziente (ricordiamo vigile durante l'operazione grazie all'anestesia locale) è subito stato trasferito nel reparto di degenza cardiologica senza passare dal reparto intensivo. La permanenza in ospedale poi è durata soltanto tre giorni dopodichè il paziente è tornato a casa e la cosa fantastica è che ora è già in lista d'attesa per il trapianto di rene!!

Grazie a questo innovativo intervento realizzato per la prima volta all'Ospedale Molinette di Torino - che continua ad avvalorare la sua eccellenza in questo tipo di azioni mediche - ora i pazienti affetti da stenosi aortica potranno usfruire di questo tipo di operazione chirurgica che è risultata recare molti più benefici rispetto a quella tradizionale, soprattutto in fatto di rapidità di guarigione.

GRAZIE.













Enrica Merlo 20/07/2019

  
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mercoledì 17 luglio 2019

DAL KENYA A PARIGI IN DUE SOGNI - Le avventure di Bes (Barbara Del Sordo)


Foto mia "DL KENYA A PARIGI IN DUE SOGNI" 

Articolo precedente: http://www.mimancanoifondamentali.com/2019/07/il-fascino-misterioso-dellartemide.html?m=1


Ho appena finito di leggere "DAL KENYA A PARIGI IN DUE SOGNI - Le avventure di Bes" di Barbara Del Sordo.
Premetto che "in teoria" è un libro per bambini ma solo in teoria poichè gli insegnamenti che sono contenuti nella narrazione sarebbe bene che ogni tanto li ricordassimo anche noi adulti, fidatevi. Barbara Del Sordo, la sua Autrice, purtroppo non la conosco dal vivo ma è un mio interessantissimo contatto su Instagram; ho visto qualche giorno or sono il suo libro e prontamente l'ho ordinato, l'ho letto, ora vi dico cosa ne penso.

Il libro: "DAL KENYA A PARIGI IN DUE SOGNI - Le avventure di Bes"
Barbara Del Sordo
Prima edizione settembre 2018
BUENDIA BOOKS Editore (clicca per la pagina fb)

Chi è l'Autrice:

Barbara Del Sordo è nata a Torino nel 1973. Sognatrice per vocazione ha due figli il minore dei quali autistico. Barbara ha fatto di questa particolarità del figlio un punto di forza: riesce a comunicare (e ve ne accorgerete leggendo il libro) con le persone in una dimensione onirica proprio come fosse la realtà... il sogno per lei è solo un'altra faccia della vita tangibile. Amante della natura fa delle bellissime foto (QUI il suo profilo instagram) ha una visione olistica della vita che non stento a credere l'aiuti a vedere l'esistenza in modo così ottimistico!!

Due parole ora sulla casa editrice: la BUENDIA BOOKS produce queste piccole chicche a prezzi assolutamente modici attenta però alla qualità sia narrativa che grafica la quale viene proposta in modo quasi commovente: accuratissimo ma con una visione artigianale della produzione editoriale. Una ventata d'aria fresca.

Ma veniamo al libro. Premetto che è stato sottoposto prima della pubblicazione a tre piccole lettrici (Martina, Giulia e Sara) le quali in seguito hanno disegnato i protagonisti del libro. Non vi svelerò troppo ma soltanto il giusto per farvi venire l'irrefrenabile curiosità di guardare/leggere il libro, hanno un grande futuro artistico questa fanciulle!!


Uno dei disegni, eseguito da Giulia - foto mia

La storia è quella di Azzizi, bimbo africano con un grande sogno, un grande progetto ma con un grande cruccio: presto dovrà lasciare la sua famiglia (tra cui una delle sorelline Baba verso la quale si sente più responsabile poichè disabile), e dal Kenya si trasferirà a Parigi da sua zia per avere la possibilità di studiare e avere un futuro migliore. L'ansia è tanta e lo possiamo capire tutti... incontra però un amico che renderà questo momento difficile (o meglio impegnativo) della sua vita, molto più vivibile. Si tratta di un incontro nei suoi sogni poichè l'elfo Bes (e leggendo il libro capirete perchè si chiama proprio Bes) è "specializzato" nel guidare i bambini all'interno della loro dimensione onirica: in parole povere accompagna i suoi piccoli amici ad affrontare la vita reale attraverso i loro sogni.
Bes infatti proviene dal Mondo di Dentro ovvero quel mondo che è completamente abitato dalle emozioni: Bes ha una famiglia davvero particolare che vi invito a scoprire durante la lettura... a me non sarebbe proprio venuta in mente una cosa così straordinaria!!
Bes e Azzizi si incontrano durante due loro sogni e questo percorso riuscirà a far capire ad Azzizi quale sarà il  suo futuro in un altro Paese e quanto sarà importante per lui una persona in particolare che vivrà il suo stesso sogno. 
Un piccolo romanzo di formazione per bambini, un supporto alle proprie paure e una ventata d'ottimismo per affrontare le avversità e la diversità nella vita: e a proposito di paure vi cito una bellissima frase della zia di Bes "Paura" appunto, che recita così: "Le paure bisogna riconoscerle, capirle e superarle! Solo così ci si può sentire liberi e vincenti!!"


Foto mia - il cuore di Azzizi sospeso tra i due suoi paesi, l'Africa (o meglio il Kenya) e la Francia.

Ma non voglio svelarvi troppo; alla fine del racconto però c'è una bella pagina vuota dedicata ai piccoli lettori (e non solo piccoli) e ai loro sogni. La si può riempire come si vuole!! Inoltre il racconto è popolato da altri straordinari personaggi umani e non che ci aiuteranno anche a capire DOVE realmente questa bella storia si svolge e ci regaleranno una bella lezione di geografia molto particolare... vista da due esseri a quattro zampe!! 
Dunque "DAL KENYA A PARIGI IN DUE SOGNI - le avventure di Bes" ve lo consiglio? - E me lo chiedete pure? CERTO CHE SI'!!!


Quarta di copertina - foto mia

Ancora una cosa: tutta la collana pubblicata da BUENDIA BOOKS dedicata alle diversità nel mondo infantile e giovanile è sostenuta dal LIONS CLUB DI SESTRI LEVANTE.
Inoltre, questo libro "tostissimo" è consigliato anche da LA CASA TRA LE NUVOLE di Buttigliera Alta (TO), che promuove momenti ludici e ricreativi per tutti i bambini con bisogni speciali, così come dall'ASSOCIAZIONE LE ALI SPIEGATE ONLUS di San Germano Chisone (TO) che organizza attività volte a migliorare l'interazione e l'autonomia delle persone disabili all'interno della società. Cliccate sui link per andare alle pagine.













Enrica Merlo 17/07/2019 - Rondissone (TO)



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domenica 14 luglio 2019

Il fascino misterioso dell'ARTEMIDE EFESIA.


Foto dal web - l'immagine potrebbe essere soggetta a copyright


Articolo precedente: http://www.mimancanoifondamentali.com/2019/07/storie-di-draghi-regolo-e-il-serpente.html?m=1


Come arrivo a parlarvi dell'Artemide Efesia. Nulla di strano se non che ho visto una sua immagine su instagram, mi sono incuriosita e ho fatto delle ricerche; ora vi vado a parlare di Lei.

L'Artemide Efesia è una scultura che risale al secondo secolo d.c. e che rappresenta la Dea Artemide così come era oggetto di culto nell'omonimo tempio ad Efeso. Originariamente realizzata in ebano è una statua alta un metro e trenta circa,  in alabastro, ai primordi era ricoperta da sontuose vesti e gioielli che periodicamente venivano sostituiti durante lunghe e complesse cerimonie religiose. Fa parte della Collezione Farnese e si trova in esposizione permamente presso il Museo Archeologico Nazionale di Napoli.


La statua nella sua interezza; foto dal web - l'immagine potrebbe essere soggetta a copyright

L'Artemide Efesia fu rinvenuta a Tivoli nella Villa Adrianea; fa parte, come si suol dire dell'arte cosiddetta Adrianea ovvero del periodo in cui regnò l'Imperatore Adriano (indicativamente dal 117 al 138 d.c.) dove venne ripreso il classicismo greco per volere proprio dell'imperatore che era uomo assai colto e raffinato Artista autodidatta, Poeta e fine letterato dedito per passione e per tendenza politica a tutto ciò che era "ellenico". Per capire meglio l'arte adrianea a livello puramente estetico, si può fare un paragone molto efficace con la nostra arte moderna: se l'arte augustea poteva rassomigliare in un certo qual modo al neoclassicismo, l'arte adrianea fu invece paragonabile al romanticismo.

La postura piuttosto rigida (anche se assolutamente affascinante) testimonia l'antichità del culto verso questa divinità. Ella era Dea della natura e dominatrice degli animali feroci; la statua è decorata con teste (o anche busti) di leoni, tori, api, cavalli, grifi, sfingi e fiori. Il petto è composto da quattro file di mammelle (interpretate da alcuni studiosi anche come scroti di toro) è evidentemente simbolo di fertilità e del potere che la Dea aveva sugli uomini poichè la fecondità era assicurata grazie alla castrazione dei tori e alla conseguente offerta del sacrificio. Il pettorale è contenuto da una ghirlanda di fiori di elicriso e ghiande e ha al suo interno due figure femminili alate ed anche i segni delle costellazioni del toro, leone, cancro, gemelli ed ariete.
Distintiva caratteristica della Dea è una sorta di aureola (detta meglio nimbo) intorno alla testa ed un copricapo detto a "kalathos" (che nell'antichità e nei ginecei era una sorta di canestro in cui venivano riposti i lavori prettamente femminili) che in questo caso specifico rappresentano le mura di una città. 

Le mani, la testa ed i piedi dell'Artemide Efesia sono in bronzo e sono frutto di un restauro da parte di Giuseppe Valadier avvenuto nell'ottocento quando la statua fu trasferita da Roma a Napoli. Sempre a proposito del restauro: l'aureola e la corona cilindrica in alabastro sono state restaurate da Alberto Albacini.


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Enrica Merlo 14/07/2019



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Ubicazione: Museo Archeologico Nazionale di Napoli (Napoli - Italia)

giovedì 11 luglio 2019

STORIE DI DRAGHI: REGOLO E IL SERPENTE GIGANTE CARTAGINESE


foto dal web - l'immagine potrebbe essere soggetta a copyright


Storie di Draghi; leggenda precedente: http://www.mimancanoifondamentali.com/2019/05/storie-di-draghi-jormungander-il.html

Articolo precedente: http://www.mimancanoifondamentali.com/2019/07/appunti-felini-30-tutto-insieme-lamore.html?m=1


Molte leggende riguardanti draghi sono spesso frutto di veri e propri incontri dell'uomo con creature molto più grandi del normale ma reali e davvero esistite. E' quasi sicuramente questo il caso di Marco Attilio Regolo che nel periodo della prima Guerra Punica (261-241 a.c.) mentre stava avanzando trionfante nei pressi di Cartagine (ora Tunisi) si trovò a dover guadare il fiume Bagradas dal quale però spuntò un essere davvero enorme e spaventoso: si trattava di un grande serpente (alcuni soldati giurarono che si stagliava fino ai 30 metri) con lunghi denti e il cui sibilo riusciva a terrorizzare tutti gli uomini dell'esercito. Le sue squame erano lucenti e i suoi occhi di brace. Era dunque il guardiano del fiume!?! Regolo decise allora di andare più a monte per attraversare il fiume e dopo avr camminato tanto da veder scomparire completamente l'enorme creatura, scelse dunque un luogo dove passare. Il primo uomo si avventurò nel fiume ma dopo che l'acqua ribollì tremendamente ecco spuntare nuovamente la creatura che prese il soldato tra le sue spire e lo portò sott'acqua; così fece con il secondo, con il terzo e con il quarto uomo. Poichè molti dei suoi soldati andarono a perire per combattere la bestia, Regolo si rese conto che il serpente era tanto inespugnabile quanto una fortezza, decise quindi di affrontare questo terribile nemico esattamente come avrebbe fatto per espugnarla.


Foto dal web - l'immagine potrebbe essere soggetta a copyright

Fece avanzare delle grandi catapulte che avrebbero lanciato dei massi contro la creatura. Così fu fatto. Preso di sorpresa per la gragnuola di massi che gli piombavano addosso e dimenandosi e urlando dal dolore, cominciò a ritirarsi al di sotto della superficie dell'acqua. Un masso particolarmente appuntito venne scagliato proprio mentre la creatura mostruosa si stava inabissando e la colpì proprio al centro degli occhi uccidendola all'istante, il tremendo bagliore emanato dai suoi occhi si offuscò piano piano. La sua testa finì proprio a riva e così gran parte del suo corpo. Quando Regolo fu assolutamente certo che l'enorme serpente era davvero spirato, ordinò ai suoi uomini di scuoiarlo e così si ebbe la certezza, misurandolo, che il serpente era lungo ben 37 metri!!
Poichè una tale impresa non poteva solo essere racccontata ma anche documentata, l'enorme testa del serpente e le sue mascelle furono portate a Roma quando Regolo ritornò vittorioso.


Foto dal web - l'immagine potrebbe essere soggetta a copyright 

Fu tributata al Generale una possente ovazione, cosa abbastanza rara per quei tempi, per l'impresa che era riuscito ad affrontare. Le spoglie del serpente poi, fuorono esposte  in uno dei templi del Campidoglio dove rimasero ad imperitura memoria dell'impresa di Regolo almeno fino al 133 a.c. ai tempi della Guerra Numantina contro i Celtiberi; dopo la guerra però, non furono più ritrovate.

Nonostante l'impresa di Regolo sia stata assolutamente documentata dagli storici del tempo tuttavia esiste una certa perplessità riguardo all'esistenza di cotanto serpente proprio in quella zona: avrebbe potuto essere un pitone delle rocce africano considerando anche i cambiamenti climatici avvenuti in più di duemila anni anche se in quella parte del Continente si è quasi certi non esistesse; inoltre anche nelle zone in cui questo tipo di serpente era presente non si era mai registrata la presenza di un esemplare delle dimensioni anche solo simili a quelle descritte da Regolo e dal suo esercito!!


Foto dal web - l'immagine potrebbe essere soggetta a copyright

Alla prossima leggenda dunque, sperando abbiate avuto una bella esperienza di lettura!!














Enrica Merlo 11/07/2019


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lunedì 8 luglio 2019

APPUNTI FELINI 3.0: Tutto insieme l'Amore del Mondo.


Foto mia - Io e Astrid

Articolo precedente: http://www.mimancanoifondamentali.com/2019/07/quella-volta-che-incontrai-bartali-al.html


Mi riposicchio dopo una giornata impegnativa, il caldo è tanto che sembra solido. 
Sale Astrid sul letto. Fino a qualche tempo fa l'avrei chiamata "Astrid picchia tutti" ma da un paio di mesi tenta in modo maldestro ma commovente di attirare la mia attenzione. Si struscia su di me in modo goffo, cerca il mio affetto con fare dinoccolato. In poche parole prova, credo, a recuperare "il tempo perduto".
Prima era tutto un soffiare, un graffiare, un picchiare rivolto alle sue sorelle/fratelli, rivolto a me. Ci rimanevo male, stato proprio male. 
La mia colpa è dunque tale da non poter essere amata da questo essere candido e miope? Quale chimica ha fatto sì che questo essere, che nel mio immaginario di donna/madre ha rappresentato da subito (come la vidi appena nata in mezzo ai suoi fratellini) una sorta di compimento di qualcosa che non ero riuscita a portare a termine, il mio piccolo fantasmino bianco, la proiezione felina di un essere che avevo cominciato a creare e che mi è poi sfuggito dalle mani in un lontanissimo giorno nel tempo?
I suoi graffi sferzanti e crudeli li ho sempre sentiti come una coltellata in piena pancia, come un monito, un avvertimento, un rimemorare, una sorta di punizione ineluttabile per aver mancato l'atto sacro della "creazione".


Foto mia - Astrid

Invece ora, lei al mio fianco, dopo avermi coccolata pesantemente per dieci minuti buoni, prima ha voluto tenessi la mia mano sulla sua soffice panciotta poi l'ho tolta per non accaldarla troppo; mi si è subito avvicinata, dormendo, in un atto generoso e al contempo egoistico apparentemente subcosciente (possiamo dire che un atto compiuto da un felino seppur addormentato sia inconscio? E' questo, insieme a tanti altri piccoli gesti, il corposo insieme dei misteri felini) cercando il mio contatto, semplicemente. Ed è solo serenità adesso.


Foto mia - Sonmi

Come non bastasse, la mia complessa chimera Sonmi financo lei non facile soggetto, avvedendosi di questo gorgo energetico d'amore, ha deciso a sua volta di salire sul letto prendendosi come suprema punizione, una bella "soffiata" da Astrid che non ha tuttavia lasciato la sua postazione; un atto puramente dimostrativo, un voler rafforzare il suo ruolo, ora, di Regina suprema.
Sonmi si è sistemata accanto ai miei piedi, ma non troppo, ha allungato le sue zampette anteriori sfiorandomeli come a voler dire "Mamma ci sono anch'io anche se non sono riuscita a diventare (non ancora) patetica come Astrid".
La felicità? Questo momento per esempio anche se sono imperfetta nel descriverlo, anche se è solo una minuscola quantità di moto nello spazio/tempo.
Mi sento in pace con me stessa e con l'universo, sorrido sorniona come le due creature che mi dormono accanto e questo, per ora, mi basta.


Enrica Merlo 2 luglio 2019

"APPUNTI FELINI 3.0" diverrà una serie di racconti che pubblicherò qui sul mio blog. Un atto spontaneo del mio sentire felino, non certo un voler forzare la mia creatività. Che questo mio narrare sia spontaneo e frutto del mio quotidiano e non di un calcolo.















Enrica Merlo 08/07/2019 



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I miei libri pubblicati sinora:

APPUNTI FELINI        (clicca)
GATTODIPENDENZE (clicca)

venerdì 5 luglio 2019

Quella volta che incontrai BARTALI al mare 🚴 ( di Zago)


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Articolo precedente: http://www.mimancanoifondamentali.com/2019/07/admira-e-bosko-miriam-tahri-e-andrea.html?m=1


Andrea il figlio di Bartali, l'ho conosciuto al Lido di Camaiore vicino a Viareggio. Io avrò avuto dodici/tredici anni e lui quindici/sedici. Fu un incontro interessante.

Io ero molto bravo a fare le piste con la sabbia, quelle con le curve sopraelevate che noi chiamavamo "Curve Vigorelli" per giocare con quelle grosse biglie di plastica metà colorate e per metà trasparenti dove dentro era incollata la riproduzione di un ciclista; naturalmente tra gli altri non potevano mancare le effigi di Coppi e di Bartali.
Lui, affascinato dalla mia pista con le curve e i tunnel, chiese di fare qualche tiro di gara con me. Essendo l'ospite collaudatore scelse per primo la pallina campione con cui giocare e la sua scelta cadde su Fausto Coppi!! Il mio preferito!!
Io presi Gino Bartali, oddio, anche Bartali certo mi piaceva un sacco, ma io prediligevo gareggiare con Coppi. Epperò (con ben celato disappunto) gli chiesi come mai avesse scelto Coppi sperando in uno scambio.


Foto dal web - l'immagine potrebbe essere soggetta a copyright

Mi rispose che Bartali ce lo aveva sempre tra i piedi dal mattino alla sera, e che quel giorno era più ostile del solito (non disse la parola ostile ma il senso era quello) lui era suo figlio...

Lanciò con piglio deciso e con lo scatto che crea il dito medio caricato a molla d tensione sul pollice, la sua pallina "Coppi" verso la parabolica al fondo del rettilineo e... e da quel momento ci mettemmo a chiacchierare.
Non so come fu ma ma finimmo a discorrere sulla differenza tra maschi e femmine; a quell'età e a quei tempi non si parlava delle dissonanze tra uomo e donna ma semplicemente di quella sessuale titolata appunto maschio/femmina.
Ne parlava bene, con calma, della diversità fisica fino a come fosse ed in cosa consistesse l'atto sessuale; per l'epoca mai e in nessuno caso ci si permetteva di parlare di questi argomenti, MAI!! Vigeva l'oscurantismo più totale.
Ebbene, ancora oggi ricordo con autentica gioia di aver trovato il mio mentore proprio al momento giusto.

E il fatto di aver poi potuto stringere la mano al padre Gino, sotto l'ombrellone non è stato altro che chiosare un giorno fondamentale della mia vita. Da quel giorno in poi gareggiai sempre (nei miei giochi) con l'aura nel cuore del mitico Bartali.


Foto dal web - l'immagine potrebbe essere soggetta a copyright

















Zeta Lo Zago 05/07/2019


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martedì 2 luglio 2019

ADMIRA E BOSKO (Miriam Tahri e Andrea Roccioletti)


foto mia

Articolo precedente: https://urly.it/327k3


Ho letto "Admira e Bosko Sarajevo 1993" di Miriam Tahri e Andrea Roccioletti, finalmente.
Ho avuto un rapporto un pò burrascoso con questo libro: dovevo infatti già averlo "tra le mani" a maggio durante il Salone Internazionale del Libro di Torino. Con tanto di appuntamento per parlare con gli autori poi una serie di inconvenienti dell'ultimo minuto non mi han permesso di realizzare quanto deciso. Va bene, ce l'ho fatta comunque.

Il libro: "ADMIRA E BOSKO Sarajevo 1993"
Miriam Tahri
Andrea Roccioletti
Maggio 2019
AUTORIUNITI (Autori Riuniti)


Chi sono gli Autori.

Miriam Thari, di origini tunisine ma nata in Italia ad Ortona si trasferisce presto a Torino per poter studiare il Persiano e Lingue dell'Africa e dell'Asia per la cooperazione internazionale. Si dedica attualmente anche alla scrittura.

Andrea Roccioletti movimentatore culturale, scrittore e performer è attivissimo possessore di un blog personale roccioletti.com che seguo con grande interesse. Ha già pubblicato oltre a "Admira e Bosko" per Autori Riuniti, anche "Leo di Zervi" di Iacobelli Editore, "Il babau" di Edizioni Chinaski, "Bravo a scrivere" di Edizioni di Latta, e "Diranno di me - La vera storia di Shaye Saint John" di Autori Riuniti.



Foto mia

Admira e Bosko sono praticamente da sempre compagni di scuola. Vivono a Sarajevo, lei è musulmana  e lui cristiano. Vivono una bella e tenera storia d'amore anche grazie alle loro famiglie comprensive e generose. Fino a che non scoppia la guerra e Sarajevo diventa passo, passo una città invivibile continuamente sotto assedio, colpita dai bombardamenti, guardata a vista dai cecchini.
Admira e Bosko continuano ad essere uniti, e lo sono forse di più ora che il loro appartenere alle due religioni antagoniste li rende ancora più consapevoli di non dover cedere ai ricatti della guerra. 
Ma la guerra è lunga ed impietosa. Admira non vuole sposarsi proprio ora perchè sentirebbe questa azione come un abbassare la testa, come qualcosa fatto per propaganda; Admira e Bosko vogliono sposarsi come una donna ed un uomo liberi. Admira e Bosko vedono cadere persone care intorno a loro e soprattutto percepiscono chiaramente come pian piano il protrarsi del conflitto sta come soffocando la loro vita, la loro storia. Saranno sempre uniti Admira e Bosko, sempre, anche nelle decisioni più difficili della loro vita, sino all'ultimo.

Romanzo liquido dove la scrittura dei due Autori spesso si fonde sino a non riuscire a vedere dove cominciano i pensieri di Bosko e dove finiscono quelli di Admira.  Dovete sapere che questa raccontata da Miriam ed Andrea è in realtà una storia vera portata all'onor di cronaca dal giornalista statunitense e reporter di guerra Kurt Schork che ebbe a dire di Admira e Bosko: "In a country mad for war, Bosko and Admira were crazy for each other" (In un Paese reso pazzo dalla guerra, Bosko ed Admira non furono altro che pazzi l'uno dell'altra). 
Sono grata ai due autori per questo libro che ha riportato alla nostra memoria un fatto che si può definire storico e che specie in questi nostri tempi incerti può esserci di monito e d'aiuto, un fatto così siginificativo ed emblematico come la storia di Admira e Bosko durante la guerra di Jugoslavia. Grata per la delicatezza  e la poesia con la quale questo periodo terribile della nostra storia recente è stato affrontato pur senza fronzoli o patetismo; grata per la fluidità  e la naturalezza della narrazione, tanto da portare il lettore all'epilogo con fiducia ed incredulità, aggiungerei.  Questo libro non è una storia d'amore romantica, è una storia d'amore autentica.

Due citazioni dal libro:

Bosko: "Trasmettiamo agli altri più di quello che crediamo e gli altri prendono più di quello che sospettano"

Admira: "Chissà se c'è un luogo dove i bambini non debbano solo sognarla una vita normale"


 Andrea Roccioletti e Miriam Tahri


Admira e Bosko
















Enrica Merlo 04/07/2019 - Rondissone (TO)



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