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martedì 4 ottobre 2022

LA LEGGE DELL'IMPERMANENZA - LIVIA MERLO

 


Ph by Livia Merlo



Cosa succede quando ignoriamo l'esistenza di questa legge universale e ci attacchiamo a situazioni, cose o persone senza accettare il cambiamento? 

E' certo che il mondo non ci possa dare nulla che abbia un valore duraturo: la vita è per natura, transitoria. 
Nonostante ciò c'è anche chi nega la natura impermanente della propria vita: per esempio chi non accetta il naturale processo di invecchiamento.
Le menti di queste persone hanno una doppia illusione: credono nella creazione artificiale (desiderano preservare la materia attraverso camuffamenti grossolani e sforzi totalmente vani) e soprattutto vivono nella concezione  errata che esista un sé permanente.

L'ammorbidirsi di fronte a questo assunto e fluire con i cambiamenti della vita, ci potrebbe liberare dalla sofferenza che proviamo ogni volta che qualcosa di fronte a noi muta.
Perchè, se ci facciamo caso, quando una routine si spezza, tutto dentro di noi si fa scomodo, proviamo dolore, fastidio. E capita per ogni cambiamento, sembriamo non imparare mai.
Spesso poi, ci lasciamo ingannare da quelle nostre convinzioni che pretendono di decidere se quello che ci sta capitando nella vita sia da catalogare come un bene o un male. 

Avremmo molto da guadagnare se riuscissimo a capire che talvolta ciò che ci capita non è realmente un male e che in realtà sappiamo davvero poco del futuro. Invece possiamo molto nel presente. Noi occidentali, paradossalmente, tendiamo a vivere proiettati in situazioni che non eistono ancora e che forse non esisteranno mai, o ancora peggio, ci andiamo a rifugiare nel ricordo di un passato obsoleto.
Che poi, tra qualche anno probabilmente, non ci capiterà neanche di dichiarare "tutto è andato esattamente come avevo immaginato", al contrario potrebbe capitarci di dire che molte delle cose che ci eravamo prefissati non si sono mai verificate e quelle che invece ci sono successe, non avevamo avuto modo di ipotizzarle nè di prevederle.
Alcune nuove dinamiche arrivano solamente quando accettiamo il flusso della vita e ci lasciamo trasportare, non opponendo resistenza al naturale cambiamento delle cose.


-Impermanenza in vocabolario Treccani: condizione di precarietà, di provvisorietà-


-Questo articolo è stato estrapolato dal profilo instagram di LIVIA MERLO (clicca)

-Sito di YOGA CON LIVIA (clicca) per avere consulenze sui vari tipi di corsi proposti. Vi è anche un bel blog molto esauriente.




LIVIA MERLO
per
MI MANCANO I FONDAMENTALI

04/10/2022

lunedì 23 marzo 2020

GIACOMO LEOPARDI: pungente ed attuale.


Giacomo Leopardi - fonte wikipedia

Articolo precedente: http://www.mimancanoifondamentali.com/2020/03/la-primavera-nonostante-tutto-non-si.html

Sto leggendo, non per la prima volta nella mia vita poichè sono stata specie in gioventù, una sua grande "follower" a dirla come ai giorni nostri, i PENSIERI di Giacomo Leopardi. Nato, come saprete nel 1798 e nonostante una salute tanto cagionevole da poter far credere che il suo carattere fosse perlopiù scostante, era invece un fine e canzonatorio osservatore dei suoi tempi e a quanto pare dei nostri. Infatti i suoi pensieri sono di un'attualità quasi sconvolgente: vi regalo qui il passo n. XXI di un'ironia che rasenta quasi il riso e la facezia. Si parla infatti del parlare e dell'ascoltare... Siete pronti?

***

XXI - dai Pensieri di Giacomo Leopardi

Parlando, non si prova piacere che sia vivo e durevole. se non quanto ci è permesso discorrere di noi medesimi, e delle cose nelle quali siamo occupati, o che ci appartengono in qualche modo. Ogni altro discorso in poca d'ora viene a noia; e questo, ch'è piacevole a noi, è tedio mortale a chi l'ascolta. Non si acquista titolo di amabile, se non a prezzo di patimenti: perché amabile, conversando non è se non quegli che gratifica all'amor proprio degli altri, e che, in primo luogo, ascolta assai e tace assai, cosa per lo più noiosissima; poi lascia che gli altri parlino di sé e delle cose proprie quanto hanno voglia; anzi li mette in ragionamenti di questa sorte, e parla egli stesso di cose tali; finché si trovano, al partirsi, quelli contentissimi di sé, ed egli annoiatissimo di loro. Perché, in somma, se la miglior compagnia è quella dalla quale noi partiamo più soddisfatti di noi medesimi, segue ch'ella è appresso a poco quella che noi lasciamo più annoiata. La conchiusione è, che nella conversazione, e in qualunque colloquio dove il fine non sia che intertenersi (intrattenersi) parlando, quasi inevitabilmente il piacere degli uni è noia degli degli altri, né si può sperare se non che annoiarsi o rincrescere, ed è gran fortuna partecipare di questo e di quello ugualmente.

***


"Sempre caro mi fu quell'ermo colle..." Giacomo Leopardi - immagine da wikiquote 


Quindi? Mi pare che il buon Giacomo sia stato assolutamente lampante!! In una conversazione dunque la virtus sta esattamente nel mezzo!! Se uno parla troppo l'altro si annoia e l'uno ne trae massimo godimento. Se l'altro parla troppo l'uno si annoia e l'altro ne trae massimo godimento. Se l'uno e l'altro trovano la quadra e parlano e godono della loro conversazione entrambi allo stesso modo, allo stesso modo della conversazione si annoieranno ma mi pare che il ragionamento fili liscio. Facciamo dunque tesoro di questa perla letteraria anche se penso che sia mooooolto difficile riuscire a raggiungere questo equilibrio, spcie ai giorni nostri dove tutti si credono dei Geni.


Sto leggendo:

PENSIERI di Giacomo Leopardi
I DAVID
Tascabili La Spiga
















Enrica Merlo
per
23/03/2020