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venerdì 2 agosto 2019

LADY OSCAR: Quando la Rivoluzione Francese la imparammo in TV


Foto dal web - l'immagine potrebbe essere soggetta a copyright


Articolo precedente: http://www.mimancanoifondamentali.com/2019/07/una-favola-per-lestate-i-beni-e-i-mali.html


Qualche tempo fa, esattamente il 14 luglio, sul web si è parlato molto di lady Oscar e di come, in un modo tutto suo, abbia avvicinato una generazione (forse anche di più) di giovani alla storia, in modo particolare alla Rivoluzione Francese. Ma vediamo di saperne qualcosa di più su questa indiscussa eroina del piccolo schermo.

Lady Oscar (ベルサイユのばら  in nipponico Berusaiyu no bara letteralmente "Le Rose di Versailles") è un manga di Riyoko Ikeda diventato rivista a partire dal 1972/1973. In seguito ne è stata ricavata una trasposizione cinematografica nel 1975 intitolata Lady Oscar per l'appunto, con la regia di Jacques Demy e nel 1979 la notissima serie animata prodotta dalla Tokyo Movie Shinsha con la regia di Osamu Dezaki e Tadao Nagahama. Un enorme successo ebbe in Italia quando venne trasmessa dal 1982
Il manga fu ispirato non tanto a Lady Oscar (Oscar Francois De Jarjayes), personaggio inventato, ma la sua creatrice aveva preso a modello la Biografia di Maria Antonietta scritta da Stefan Zweig nel 1932.

E' necessario che io vi racconti la storia di Lady Oscar? Insomma esiste veramente qualcuno che non ne abbia sentito parlare? 😜 Grossomodo la storia si colloca a partire dall'arrivo alla corte francese di una giovanissima Regina Maria Antonietta fino allo scoppio della Rivoluzione Francese. Diciamo che la serie, improntandosi sulla vita di Oscar, termina dopo la sua morte. La parte politica è molto più marcatamente discussa proprio prima che scoppi la rivoluzione dove viene descritta con grande dovizia di particolari. Qui infatti, mi son cacciata in testa definitivamente cosa fossero gli Stati Generali altrochè studiarlo a scuola!! 

I personaggi di spicco sono, sono stati e sempre saranno: Lady Oscar ovviamente, votata dalla primissima infanzia ad essere un soldato dal padre, deluso dalla sua femminina nascita, la Regina Maria Antonietta, André, assistente di Oscar da sempre ed innamorato di lei da tempo immemore (mitici ormai gli episodi dove finalmente i due, scoppiata la rivoluzione, danno libero sfogo al loro grande amore salvo poi sopraggiungere la morte di André e la conseguente disperazione di Oscar, disperazione che sicuramente la porterà ad immolarsi durante la presa della Bastiglia). Madame Du Barry la fredda, calcolatrice quanto inquietante e crudele favorita di Luigi XV, la iper-calcolatrice Contessa di Polignac che poi risulterà essere madre della giovane Rosalie Valois (o meglio Lamorlière), sorella della perfida Jeanne Balò che ne combinerà di ogni tipo a corte e non (ma ve ne parlerò dopo), Rosalie appunto che vivrà per un certo periodo proprio a casa di Oscar dove verrà introdotta alle meraviglie della Corte francese per ritrovare la vera madre (la Contessa di Polignac) con l'intento di vendicare la morte della madre adottiva investita proprio dalla carrozza della Contessa.
Che dire dello stellatissimo Conte Hans Axel Von Fersen 😍, palestrato e fascinoso rubacuori svedese che infatti riesce a far innamorare sia la Regina Maria Antonietta che la povera Oscar la quale, per lui, in un unico meraviglioso, mitico episodio, si veste addirittura da donna durante un ballo, salvo sentirsi poi confessare da un piuttosto tonto Fersen che è innamorato perso della Regina, povera Oscar. La storia finisce il 13 luglio 1789 con l'uccisione di André colpito da un proiettile vagante, ed il 14 luglio con la morte di Oscar durante la presa della bastiglia, Oscar già minata dalla tisi; ricordo bene i momenti in cui Oscar, presa da accessi di tosse scopriva macchie di sangue nel suo fazzoletto, aiuto. La serie prosegue fino alla celebrazione del personaggio di Maria Antonietta, che verrà ghigliottinata poco dopo. Bellissimi questi ultimi episodi dove la Regina finalmente si dimostra tale mostrando un'enorme contegno e nobiltà. A pensarci ora, davvero tutta una tragedia questa serie, i momenti felici sono stati davvero pochi. E come tragedia a quei tempi noi tutti vivemmo quei momenti. Dopo la morte di Oscar, ricordo, scappai da casa sfidando il freddo (era inverno inoltrato), senza berretto!! per raggiungere la mia amica Cinzia che trovai in lacrime come pure la sua mamma. Ricordo con grande tenerezza anche la mia di mamma, che vidi poche volte piangere nella mia vita. prendemmo tutti maledettamente sul serio questa serie e scusate il gioco di parole.



Lady Oscar vestita da donna; una visione in bianco. L'immagine potrebbe essere soggetta a copyright




Tu che m'hai rubato il cuor" Il Conte di Fersen - l'immagine potrebbe essere soggetta a copyright


Riyoko Ikeda l'inventrice di Lady Oscar incontrò non pochi ostacoli all'inizio della sua avventura; ricordiamo che inizialmente il manga aveva come protagonista non Lady Oscar ma la Regina Maria Antonietta. L'editore prima di pubblicare "Le Rose di Versailles" si fece promettere che se non avesse fatto presa sul pubblico (una storia ambientata in Francia in pieno '700 non convinceva) si sarebbe immediatamente interrotta la serializzazione dell'opera. Invece fu un successone: il manga debutto nel 1972 in 82 capitoli e fu talmente seguito che più tardi venne raccolto in nove volumi (detti tankobon) di 200 pagine ciascuno.
Nel 1984 l'autrice pubblicò quattro episodi di una miniserie intitolata "Lady Oscar - Le storie gotiche" che si inquadrano nel periodo immediatamente successivo al ferimento all'occhio di Andrè.

Nel 1987 Riyoko Ikeda comincia la serializzazione di "Eroica - La gloria di Napoleone" che è una sorta di continuazione di Lady Oscar dove viene inserita anche una biografia di Napoleone Bonaparte e all'interno della qual opera si possono trovare personaggi già presenti nella serie di Lady Oscar come Rosalie, Bernard e Alain.
Comunque, la serie televisiva è composta da 40 episodi della durata di circa 23 minuti l'uno; a questi episodi ne va aggiunto uno di durata doppia che in Italia non è stato mai mandato in onda e che è una sorta di riassuntone della serie. Alla realizzazione di Lady Oscar in versione televisiva partecipò anche l'animatore Akio Sugino (uno dei più importanti character designer di anime) e la colonna sonora fu affidata al compositore Koji Makaino che ai più potrà sembrare un'emerito sconosciuto ma sappiate che ha composto anche la colonna sonora di Hello Spank quello stranissimo cane adorabile che sono certa tutti conosciamo ("ahia che botta" ve lo ricordate no?). La colonna sonora di Lady Oscar comunque, assai "in tinta" con la trama fu davvero parecchio conivolgente.

In Italia il manga venne pubblicato la prima volta da Fratelli Fabbri Editori nel 1983 a colori e con il finale modificato. Dal 2008 la casa editrice "d/visual" pubblicò una nuova edizione italiana questa volta però più fedele all'iniziale progetto dell'autrice con il titolo, per l'appunto "Le Rose di Versailles" dove vennero ritradotti i dialoghi e ad ogni volume erano allegate interviste all'autrice, curiosità ed approfondimenti.



Il dolcissimo, costante e fedele André - l'immagine potrebbe essere soggetta a copyright

In Giappone La serie televisiva fu mandata in onda la prima volta tra il 1979 e il 1980 ma ahimè si rivelò un flop incredibile tanto che si decise di interrompere la serie al 24esimo episodio seguito però da una raffazzonata messa in onda di un episodio-documentario che riguardava il finale della serie. Il 41esimo episodio invece fu trasmesso più volte in terra nipponica, quello di cui noi invece, ignoriamo l'esistenza. Per contro fu trasmessa una replica della serie (la stessa identica) nel 1986 che ebbe questa volta successo anche grazie al fatto che la serie era ormai universalmente nota. Un pò stranini sti giapponesi. Infatti la serie, poi pubblicata in svariate edizioni dal 1986 in versione vhs, dvd, blu-ray disc ebbe invece un successo di vendita davvero incredibile da subito, mah.

In Italia invece, nemmeno a dirlo, la serie ebbe immediatamente un successo imbarazzante ma in senso buono, sarà perchè noi italiani siamo più passionali? Lady Oscar infatti andò in onda per la prima volta nel marzo del 1982  fino alla 37esima puntata. Nella stagione successiva Lady Oscar andò in onda nuovamente in replica con le puntate inedite (tranne la n. 41) queste ultime presentate come fossero una sorta di "seconda serie". Alla fine degli anni '80 inizio degli anni '90 Mediaset rimandò in onda la serie con il titolo modificato in "Una spada per Lady Oscar". In parole povere l'Italia fu il paese europeo che mandò in onda più spesso la serie, giusto due dati: oltre a quel che già vi ho raccontato nel 1987 Lady Oscar fu trasmessa da canale 5, nel 1988 da Rete 4, nel 1990 da Italia 7, nel 2003 da Italian Teen Television, nel 2010 su Hiro, sempre nel 2010 da La 5, nel 2013 su Boing e nel 2014 su Italia 2. 
Passò alla storia (sempre qui in Italia) la mitica sigla cantata dai Cavalieri del Re che ebbe come solista Clara Serina che è quella storica che tutti noi, credo, amiamo nel modo più assoluto e che raggiunse addirittura il settimo post nella hit parade assoluta delle canzoni preferite dagli italiani. Lady Oscar dunque fu per noi un vero e proprio, incredibile fenomeno di massa. Ma passiamo ora ad un argomento che non è molto noto; i rimaneggiamenti dei dialoghi e i tagli sulle scene, per così dire, scabrose.





La Regina Maria Antonietta sopra nel suo momento di grande splendore; sotto prigioniera in attesa di essere gigliottinata. Il più bel personaggio sicuramente della parte finale della serie, molto dignitoso. Le immagini potrebbero essere soggette a copyright.

Si parlava dunque di censura; purtroppo nella versione italiana molti dialoghi sono stati riscritti o comunque appiattiti secondo una pratica molto abusata per quanto riguarda la tasmissione degli anime in Italia. Hanno sofferto di questa revisione soprattutto i dialoghi che mettono al centro proprio l'ambiguità sessuale di Oscar. Infatti nella versione giapponese l'identità di Oscar è un vero e proprio segreto tant'è vero che tutti si rivolgono a le sempre con l'appellativo di "Colonnello". In Italia invece ci diamo dentro alla grande chiamandola addirittura "madamigella Oscar" appellativo che se ci si pensa bene stride parecchio con il suo personaggio e sarebbe abbastanza irritante anche per la più femminile delle donne.
Addirittura, la scena in cui Rosalie disperata per la sorte della madre e completamente al verde ferma la carrozza di Oscar e le si offre, nel senso che offre ad Oscar il suo corpo in cambio di denaro, nell'Italia bacchettona ha dovuto essere tagliata, rimpastata, pasticciata di modo che non si capissero le reali intenzioni della povera Rosalie e l'ilarità conseguente di Oscar. Così come la vera e propria attrazione erotica che le dame di corte hanno nei confronti di Oscar, nella versione italiana passa per una sorta di ammirazione da comari di paese.

Una ragazza cieca usata da Jeanne Valois per sostituire la Regina poichè gli era molto somigliante (i soliti piani macchinosi e pasticciati di Jeanne) nella versione italiana viene spacciata come mendicante mentre nella versione originale è una prostituta che, bussatole alla porta snocciola tutto il suo tariffario, altrochè,  fate la carità ad una povera orfanella. 
Durante il processo a Jeanne Valois la Regina viene accusata dalla donna di essere stata costretta a fare "cose orribili" e di esserne stata l'amante e che la regina stessa intrattenesse rapporti lesbici con molte dame di corte tra le quali proprio la Contessa di Polignac e la stessa Oscar che si sarebbe vestita da uomo proprio per accondiscendere ai desideri della Regina. Voi, nella versione italiana, vi siete per caso accorti di tutto questo? No vero? Va bene così. Lo so che vi sto smontando un mito ma ho fatto delle ricerche e devo darvi conto di quanto ho scoperto, suvvia.

Quel che invece viene erroneamente creduto censurato ovvero lo strappo della camicia da parte di André e il conseguente maliziosetto pensiero che si vedesse il seno della bella Oscar in realtà è rimasto tale e quale sia nella versione giapponese che in quella italiana: infatti vediamo Oscar da dietro con una spalla nuda ed André davanti a lei e mai si è visto il famigerato seno di Oscar quindi, nemmeno nella versione originale. 
Tuttavia la nostra tutta italica bigotteria è riuscita a far tagliare questa innocentissima scena agli inizi del 2000 quando dopo alcune polemiche su un altro anime, Sailor Moon, si preferì rendere ancora più casta questa scena (hai voglia). 



Foto dal web; scusate la pessima qualità ma questa ho trovato - l'immagine potrebbe essere soggetta a copyright

Gravi anche gli errori di traslitterazione (scrivere un testo facendo uso di un sistema di scrittura diverso da quello originale, per la cronaca). 
Se pensate che i nomi francesi furono traslitterati in francese e poi successivamente in italiano è un miracolo bello e buono che almeno il suono dei nomi sia sopravvissuto. Qualche esempio: Rosalie Lamorlière è diventato Lamorielle, quello di Jeanne Valois addirittura si è trasformato in Balò (e qui vi voglio perchè vi sarete chiesti prima in molti: Ma Jeanne Valois chi è? 😜 , dai non fate finta di nulla!!); ma attenzione che questo è un vero e proprio capolavoro di pasticciamento: il nome della marchesa di Boulainvilliers traslitterato in giapponese come Burembirie in Italia è stato svolazzosamente adattato come Brambillet nel manga e Bramberie nell'anime, poveri noi.

Cosa estremamente interessante risulta essere che dal manga fu tratta una trasposizione per il teatro da parte del gruppo teatrale femminile Takarazuka Revue che è andato in scena dal 1974 al 2003 totalizzando ben tre milioni di spettatori.
Nel 2009 invece in Italia, somma gioia, è stato rappresentato il musical in due atti ispirato al manga di Rijoko Ikeda e diretto da Andrea Palotto "Lady Oscar Francois - Versailles Rock Drama". Pallotto fu autore anche dei testi e delle musiche.

Anche se ci sarebbe ancora molto da dire mi fermo qui sperando di "aver fatto un buon lavoro" e di avervi dato delle notizie più o meno inedite della nostra bella Oscar. Rimane comunque il fatto indiscutibile che mai credo prima di quel momento ci si sia appassionati così tanto ad un episodio storico,  grazie ad un cartone animato, a tutti gli effetti. Lunga vita a Lady Oscar dunque!!




Una splendida immagine di lady Oscar - potrebbe essere soggetta a copyright














Enrica Merlo 01/08/2019 



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domenica 3 marzo 2019

Un gatto speciale: DORAEMON (tutto quel che avreste voluto sapere e adesso ve lo racconto)


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Articolo precedente: http://www.mimancanoifondamentali.com/2019/02/se-hai-unanima-guardala-negli-occhi.html?m=1

Cosa possiamo fare, o meglio scrivere, in un bel pomeriggio tardo invernale dopo aver fatto un bella passeggiata in campagna e, dopo, essersi imbattuti nella sigla di "Doraemon" per caso? Ma raccontarvi la sua storia ovviamente!! Siete pronti?

Doraemon è originariamente un manga (disegnato da Fujiko F. Fujiio) pubblicato a partire dal dicembre 1969 sino all'aprile 1996 sul mensile CoroCoro Comic. Il manga è composto da ben 1345 storie raccolte in 45 volumi e tradotte in varie lingue tra le quali l'italiano, il francese, l'inglese e lo spagnolo. Il manga ha come protagonista Nobita Nobi un ragazzino un pò sfortunato che trova in Doraemon, una sorta di gatto robotico, lo slancio per vivere una vita migliore. 
Doraemon è composto da tre serie tv: la prima prodotta da Nippon TV MOVIE e composta da 52 episodi trasmessi da Nippon TV dall'aprile al settembre del 1973. La seconda serie prodotta dalla Shin-Ei Animation è stata composta da ben 1787 episodi trasmessi da TV Asahi dall'aprile 1979 all'aprile 2005. La terza serie prodotta e trasmessa sempre dalla stessa tv e casa di produzione va in onda dall'aprile del 2005. Doraemon è considerata una delle serie manga e anime di maggiore successo nella storia con la bellezza di 170 milioni di copie vendute in tutto il mondo.


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Doraemon è un gatto robot concepito con la tecnologia avanzata del XXII secolo e quindi, nonostante non sia un essere vivente è equipaggiato di tutti i sentimenti che provano gli esseri umani. Il creatore si ispirò per dare vita a Doraemon ad una bambola tradizionale giapponese in cartapesta detta okiagari-koboshi. Per scrivere il suo nome furono usati i due sistemi sillabici della lingua giapponese. Per la parte inizale del nome "dora" si prese spunto dal termine "dora-neko" (letteralmente gatto randagio) mentre per la parte finale invece -emon è stato usato il suffisso presente in alcuni nomi proprio maschili (Goemon per fare un esempio). Il fine dell'autore di Doraemon era quello di creare un nome quasi arcaico per una creatura estremamente moderna e futuristica con un effetto volutamente grottesco.

Compagno di sempre di Doraemon il buon Nobita Nobi, ragazzino sfortunato sì ma anche estremamente pigro; infatti anche il nome di Nobita deriva dall'espressione d'uso comune, nobi-nobi che può essere tradotto sia persona spensierata che persona svogliata. Nell'intento dell'autore Nobita rappresenta la bontà della classe media ma anche la sua estrema ordinarietà. Come quasi tutte le produzioni nipponiche anche Doraemon ha una valenza fortemente sociale infatti i genitori stessi di Nobita rappresentano il prototipo della classe sociale per eccellenza nipponica, madre casalinga e padre con un lavoro che lo costringe spesso a lunghi spostamenti.

Gli altri personaggi sono: "Shizuka Minamoto" esempio tradizionale e classico della ragazza raffinata e perennemente gentile, innamorata di Nobita e da lui ricambiata anche se discretamente e quasi impercettibilmente; "Takeshi Gian Goda" e "Suneo Honekawa" il bullo del quartiere ed il suo braccio destro: personaggi ambivalenti poichè sono sempre pronti a tormentare Nobita ma anche, nei momenti di vera difficoltà, anche ad aiutarlo; pure qui la rappresentazione della classe media nipponica ai tempi: Suneo rappresenta l'arroganza della classe medio alta mentre Gian la praticità e l'impulsività di quella medio bassa.


Nella foto Fujiko F. Fujio autore di Doraemon - l'immagine potrebbe essere soggetta a copyright


Ma come è nato Doraemon? Pare in modo del tutto casuale; infatti al suo creatore Fujiko F. Fujio capitò di scivolare su un giocattolo della figlia e di sentire contemporaneamente il miagolio di un gatto; quando le idee migliori nascono assolutamente per caso. No fu subito rose e fiori per Doraemon poichè lo stile manga dei tempi era totalmente diverso. Ma cambiata lentamente la prospettiva dei lettori divenne un successone che si protrasse per oltre ventisette anni.
Essendo essenzialmente un'opera dedicata ai più piccoli Doraemon non sforò mai nella volgarità o nella violenza mantenendo sempre una linea pulita sia per quanto riguardava la narrazione che l'essenzialità grafica, inserendo però numerose, importanti tematiche ambientaliste; spesso i protagonisti, senza esclusione, si adoperano per salvare gli animali o criticano aspramente il comportamento negativo degli esseri umani nei confronti della natura. Inoltre vengono esaltati i valori dell'amicizia, della famiglia, della correttezza e dell'importanza della gioventù nella società.

La pubblicazione di Doraemon termina nel 1996 con la scomparsa del suo creatore; l'assenza di una vera e propria conclusione definitiva della storia narrata ha portato alla nascita di una serie di leggende metropolitane, leggende che vennero tacitate dalla casa editrice stessa in occasione dell'uscita del film "Doraemon - il film" in cui si afferma che una volta cresciuti Shizuka e Nobita si sposano e Doraemon ritorna nel futuro poichè il suo amico non ha più bisogno di lui. Un segno di rispetto nei confronti dell'autore.


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Ma parliamo ora dei "chiusky" ovvero dei gadgets che Doraemon usa per rendere la vita più facile a Nobita e ai suoi amici: furono tantissimi durante la stesura dell'intero manga; alcuni usati in modo particolarmente assiduo tipo il il "copter" ovvero un'elica di bambù da posizionare in testa che permette di volare o la macchina del tempo. Nelle intenzioni di Fujiko F. Fujio i chiusky volevano rappresentare l'utilità della tecnologia e il buon rapporto che con essa si può avere.

In Italia Doraemon andò in onda dal 1982 al 1983 nel programma per ragazzi Tandem su rai due. In seguito fu replicato su varie televisioni locali. I diritti televisivi furono poi acquistati da Mediaset che mandò in onda Doraemon  dal 2003 al 2012 su Italia 1, poi su Boing ( dove vennero trasmessi alcuni episodi inediti) in seguito sul canale a pagamento "Hiro" per un totale di quasi mille episodi. Grazie ad una serie di fortuiti interventi, o forse non così fortuiti, il cast di doppiaggio è sempre rimasto lo stesso durante gli anni a tutt'oggi dove dal 2014 sul canale Boing Doraemon continua con successo ad essere trasmesso. Un gatto di gran compagnia Doraemon non c'è che dire, che ci ha accompagnati per due buone generazioni.


Il cast al completo con il chiusky "copter" - l'immagine potrebbe essere soggetta a copyright












Enrica Merlo 03/03/2019



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martedì 30 gennaio 2018

Mi han fatto vedere💀🌹 COCO 👻🌺 il film; CHE SORPRESA!!





Da qualche giorno mia figlia voleva farmi vedere "sto" COCO. Sapete quando si cerca di rimandare l'inevitabile pur sapendo che ci toccherà? Ecco. E ieri non era una buona giornata. Abbiamo cominciato a vedere il film con me che andavo e venivo come se avessi avuto le pulci; prima un biccher d'acqua, poi il fazzoletto poi l'arancia poi una caramella; poi... mi sono calmata.

Due parole sul film: COCO è un film d'animazione della Disney Pixar uscito nel dicembre del 2017. La regia è di Lee Unkrich in collaborazione con Adrian Molina; la colonna sonora è di Michael Giacchino che conosco perchè lo nomina sempre, appunto, mia figlia (nota cinefila) ed è proprio bravo nevvero.

Di cosa si parla grossomodo; beh c'è un bambino Miguel Rivera che ama la musica in modo strabiliante pur non capendo  da dove giunge questo suo impulso, infatti la sua famiglia, tutta e quando dico tutta è proprio tutta, odia la musica e non permette a nessuno nè di ascoltarla nè di suonare. Detto questo il piccolo Miguel si lascia trascinare dal sangue (poi capirete perchè dico questo) e suona lo stesso con tutte le conseguenze del caso. Se comincio a raccontarvi la storia poi non riesco più a fermarmi, vi basti sapere che sono rimasta entusiasmata e strabiliata da questo film.

Si parla dunque del fantomatico, e molto in voga in questo momento storico, "Dìa de Muertos" ovvero il Giorno dei morti, ci sono anche altri film specie d'animazione che trattano questo argomento, ma non quello che si festeggia da noi bensì quello che vivono molto intensamente, serenamente e quasi allegramente nel sud ovest degli Stati Uniti. Pare che questo revival del Dìa de Muertos sia nato anche per merito del buon Donald "Duck" Trump il quale se la sta prendendo esageratamente coi messicani e non sa che invece sta solo dando loro una grossa mano: mai tanta pubblicità credo per il folklore messicano e per l'America del Sud.


Il piccolo dolcissimo Miguel con una "parente" che non vi dico come si chiama altrimenti...capitemi. Immagine dal web

Il giorno dei morti per i sudamericani è tutta un'altra faccenda: il periodo è quello (ovvero inizio di novembre) ma si festeggia, sì, si festeggia proprio per diversi giorni e bandita è la tristezza. Dovete sapere che per questa cultura (che si rifà alla tradizione precolombiana) vale la regola che non c'è paradiso o inferno ma a seconda di come si muore si va in un posto ben preciso che badate non è affatto punitivo ma semplicemente ha le caratteristiche che in qualche modo ha coinvolto il soggetto durante la morte: tipo, se si muore per annegamento o per motivi comunque inerenti all'acqua si va nel Tlalocan (dal Dio della pioggia Tlàloc) ma non inganni la cosa, questo posto è un luogo dove regna l'abbondanza e la cura per le anime. Non vi sto ad elencare tutte le "diramazioni" mortuarie ma una mi ha colpita particolarmente: si tratta del Chichihuacuauhco (non mi chiedete come si pronuncia) che è un luogo speciale poichè ci arrivano dei defunti speciali, ovvero i bambini; in questo luogo esiste un albero che gocciola latte che nutrirà questi bambini fino alla fine dei tempi quando verranno rispediti sulla Terra per ridare vita al genere umano...ma non è una cosa dolcissima? Una visione della morte, appunto estremamente ottimistica?

Miguel e...non posso dirvelo; guardate il film. Immagine dal web

Ma tutto questo col film c'entra relativamente; nel film si tratta del profondo legame che si instaura nella famiglia sia tra le persone in vita che quelle morte (cosa che purtroppo noi stiamo un pò perdendo); si tratta della drammatica condizione dei morti o se vogliamo chiamarle anime è lo stesso, la cui famiglia li sta dimenticando che vivono una sorta di seconda morte; infatti quando l'ultimo membro della famiglia si scorda di loro (in questo caso nessuno espone più una foto del defunto) svaniscono per sempre, anche dal regno dei morti. E qui faccio un appello: per favore, anche pagando, che qualcuno tenga sempre una mia foto fino alla fine dei tempi!!😂


Miguel ed il simpaticissimo e un pò rintronato Dante che per l'esattezza è un "cane nudo peruviano" - immagine dal web

Si tratta anche di un argomento che mi è particolarmente caro che pare marginale inizialmente (questo film ha davvero un profilo narrativo geniale) ma in effetti non lo è: ogni persona come ogni anima dopo il trapasso ha un suo spirito guida che è, in buona sostanza, un animale e torna il mito del Daimon già trattato nel film "La Bussola d'Oro" dove si tramava per dividere i bambini dai loro Daimon perchè fossero più vulnerabili quindi più facilmente dominabili anche da adulti. Io con tutti i gatti che ho credo avrò un affollamento di daimon quando sarò dall'altra parte, non credete? 
Un film apparentemente "carico" ma che in realtà scorre molto fluente e con al suo interno dei colpi di scena mica da poco, molto ben strutturato senza l'esagerazione o la rumorosità dei film d'animazione e con una delicatezza e profondità a livello emotivo davvero notevoli. Miguel canta benissimo e pure altri membri della famiglia, non si canta troppo e nemmeno poco, non si piange quasi per niente, i colori sono stupefacenti. Concludo dicendovi, noleggiatelo o andate a comprarvi il dvd quando uscirà perchè ne vale la pena. Vi ho convinti? Mi spiace chiudere qui ma avrei ancora troppe cose da dire e non mi pare il caso di tediarvi troppo. BUONA VISIONE!!

Enrica Merlo🐈 30/01/2018

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