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domenica 9 dicembre 2018

❤ LEGAMI DI SANGUE E NON ❤ E I GIOCHINI DI FACEBOOK.


Luigi, il mio nonno materno - copyright Enrica Merlo (foto mia)

Articolo precedente: http://www.mimancanoifondamentali.com/2018/12/oggi-il-ricordo-thyssenkrupp-torino-56.html?m=1

Incuriosita da un quiz in cui si cimentavano i miei contatti facebook ho deciso di provare anch'io; il quesito posto in parole povere ci chiedeva chi fosse dei nostri parenti quello che ci sta proteggendo pur non essendoci più, ecco qual'è stato il risultato ed il perchè della foto di mio nonno in copertina.


Screenshot from my facebook profile - copyright Enrica Merlo

Mio nonno, sì, mio nonno... il mio nonno paterno non l'ho mai conosciuto perché è morto prima che io nascessi ma pare fosse un pochino scostante (riuscì a far fallire la sua fiorente impresa di trasporti, parliamo della metà degli anni '40) quindi non credo sia lui che mi protegga, dopotutto.

Mio nonno materno è morto quando mia madre aveva quindici anni non l'ho quindi potuto conoscere ma era un pover'uomo che ha lavorato come un mulo fino all'ultimo per mantenere la sua famiglia , amava la campagna anche se ne ricavava pochissimo, rinunciò ad altri lavori forse più remunerativi per fare ciò in cui credeva con tutto se stesso. E' mancato con un cuore grosso come una valigia, ingrossato a dismisura dallo sforzo per il troppo lavoro; mi piace quindi pensare che ANCHE il mio nonno idealista mi stia proteggendo.

Dico ANCHE perchè in realtà io ho avuto tre nonni: i due suddetti che non ho mai conosciuto miei nonni "di sangue" ed il secondo marito di mia nonna materna Carando, il nonno Carando, il mio adorato nonno Carando che mi mordeva le dita con le sue gengive sdentate fino a farmi piangere ma a furia di ridere, il mio adorato nonno Carando che non perdeva mai le staffe, era sempre sorridente (tranne che nelle foto) ed amava tanto ed era riamato dalla mia altrettanto adorata nonna Maria.


 L'ultimo a destra; il mio nonno Carando (insieme a lui a sinistra, mia mamma - copyright Enrica Merlo (foto mia)



La mia carissima e matronale nonna Maria - copyright Enrica Merlo (foto mia)

Quando ero con loro stavo da Dio perché percepivo il loro amore, non ho mai visto due anziani amarsi tanto, forse non ho mai visto nessuno amarsi tanto. Quando si è ammalato di cancro ai polmoni io avevo sei/sette anni ma stavo con lui appena potevo per aumentargli o diminuirgli l'ossigeno quado me lo chiedeva insieme a mia nonna, sempre, sempre fino al giorno della sua morte. Mi sono rifiutata di vederlo nella bara perchè ho voluto conservare vivo l'amore per lui, per noi, sempiterno che lo sento ancora adesso.

Mia nonna fu stroncata dalla sua scomparsa anche se era una donna estremamente forte: per alleviare un pò il suo dolore lei chiese espressamente che io stessi con lei un certo periodo. Mi trasferii dunque con nonna per quasi tre mesi. Nonostante la perdita del nonno fu per me un periodo felice; dove per felice intendo che ero talmente presa dalla missione che mi era stata proposta e che mi proponevo, di alleviare il dolore di mia nonna che per me fu, nonostante tutto, un bellissimo momento. Mangiavo con lei dopo la scuola (cucinava benissimo), vedevo con lei la tv ed andavo a dormire con le nel gigantesco lettone che era stato suo e di mio nonno; prima di dormire, udendo passare sempre lo stesso aereo dal rumore pesante e quasi affaticato mi raccontava della guerra quando, pur vivendo in un paese a ridosso di Torino, si stava con l'ansia che i bombardieri tedeschi si sbagliassero e sganciassero una bomba non sul capoluogo ma proprio su Rondissone. Era bravissima a raccontare le sue storie di vita, spero di aver preso un minimo da lei. Ma non era mai angoscia quella che provavo ma ammirazione ed orgoglio per il suo coraggio e mi addormentavo felice cullata dalla sua voce, dalle ruvide e profumate lenzuola di cotone grezzo che sapevano di lei.

Non stento a credere che mio nonno Carando si sia innamorato follemente di nonna: da uomo sopra le righe qual'era, non comune assolutamente, era quasi automatico che adorasse una donna tanto particolare, specie per il periodo storico, sempre pronta allo scherzo e alla battuta, molto pratica e volitiva tanto  da farsi criticare ai tempi per aver lasciato a casa i suoi figli già grandicelli (tra i quali mia madre) per andare in viaggio di nozze col suo nuovo sposo perché "voleva vedere Venezia".
Una donna stupenda. Il mio grande cruccio è stato che non sia riuscita a vedere mia figlia che è nata un anno esatto dalla sua scomparsa e che nei tratti decisi e a volte duri le assomiglia.


Il mio nonno paterno ormai stanco e smagrito dal lavoro - copyright Enrica Merlo (foto mia)

Tutto questo per dire che nonostante i legami di sangue possano parere i più forti ci sono spesso delle felici eccezioni (io non ho un goccio di sangue di mio nonno Carando) quelli di intesa, di amore autentico e profondo sono altrettanto vitali. Tutto questo per dire che spero di avere una vita piena di amore affettuoso come hanno avuto Carando e Maria. Tutto questo per dire che anche l'apparente inutilità di un gioco su facebook ha avuto il merito di avermi fatto ricordare e condividere con voi la vita di queste persone che comunque sono SEMPRE con me.

Come è con me Luigi; l'ultimo pensiero ed immagine qui sopra va proprio a lui, al mio nonno materno che per sfortuna sua ha vissuto un momento storico particolarmente difficile e non è riuscito a vivere appieno la vita familiare travolto dal bisogno e dalla necessità costante di sfamare la sua famiglia e quando forse le cose cominciavano ad andare meglio è finito al creatore, questo benedetto Creatore che spesso ne combina di tutti i colori salvo poi svoltare ed improvvisamente riservarci grandi cose.


Enrica Merlo🐈09/12/2018

MI MANCANO I FONDAMENTALI (clicca per andare alla pagina)


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martedì 30 gennaio 2018

Mi han fatto vedere💀🌹 COCO 👻🌺 il film; CHE SORPRESA!!





Da qualche giorno mia figlia voleva farmi vedere "sto" COCO. Sapete quando si cerca di rimandare l'inevitabile pur sapendo che ci toccherà? Ecco. E ieri non era una buona giornata. Abbiamo cominciato a vedere il film con me che andavo e venivo come se avessi avuto le pulci; prima un biccher d'acqua, poi il fazzoletto poi l'arancia poi una caramella; poi... mi sono calmata.

Due parole sul film: COCO è un film d'animazione della Disney Pixar uscito nel dicembre del 2017. La regia è di Lee Unkrich in collaborazione con Adrian Molina; la colonna sonora è di Michael Giacchino che conosco perchè lo nomina sempre, appunto, mia figlia (nota cinefila) ed è proprio bravo nevvero.

Di cosa si parla grossomodo; beh c'è un bambino Miguel Rivera che ama la musica in modo strabiliante pur non capendo  da dove giunge questo suo impulso, infatti la sua famiglia, tutta e quando dico tutta è proprio tutta, odia la musica e non permette a nessuno nè di ascoltarla nè di suonare. Detto questo il piccolo Miguel si lascia trascinare dal sangue (poi capirete perchè dico questo) e suona lo stesso con tutte le conseguenze del caso. Se comincio a raccontarvi la storia poi non riesco più a fermarmi, vi basti sapere che sono rimasta entusiasmata e strabiliata da questo film.

Si parla dunque del fantomatico, e molto in voga in questo momento storico, "Dìa de Muertos" ovvero il Giorno dei morti, ci sono anche altri film specie d'animazione che trattano questo argomento, ma non quello che si festeggia da noi bensì quello che vivono molto intensamente, serenamente e quasi allegramente nel sud ovest degli Stati Uniti. Pare che questo revival del Dìa de Muertos sia nato anche per merito del buon Donald "Duck" Trump il quale se la sta prendendo esageratamente coi messicani e non sa che invece sta solo dando loro una grossa mano: mai tanta pubblicità credo per il folklore messicano e per l'America del Sud.


Il piccolo dolcissimo Miguel con una "parente" che non vi dico come si chiama altrimenti...capitemi. Immagine dal web

Il giorno dei morti per i sudamericani è tutta un'altra faccenda: il periodo è quello (ovvero inizio di novembre) ma si festeggia, sì, si festeggia proprio per diversi giorni e bandita è la tristezza. Dovete sapere che per questa cultura (che si rifà alla tradizione precolombiana) vale la regola che non c'è paradiso o inferno ma a seconda di come si muore si va in un posto ben preciso che badate non è affatto punitivo ma semplicemente ha le caratteristiche che in qualche modo ha coinvolto il soggetto durante la morte: tipo, se si muore per annegamento o per motivi comunque inerenti all'acqua si va nel Tlalocan (dal Dio della pioggia Tlàloc) ma non inganni la cosa, questo posto è un luogo dove regna l'abbondanza e la cura per le anime. Non vi sto ad elencare tutte le "diramazioni" mortuarie ma una mi ha colpita particolarmente: si tratta del Chichihuacuauhco (non mi chiedete come si pronuncia) che è un luogo speciale poichè ci arrivano dei defunti speciali, ovvero i bambini; in questo luogo esiste un albero che gocciola latte che nutrirà questi bambini fino alla fine dei tempi quando verranno rispediti sulla Terra per ridare vita al genere umano...ma non è una cosa dolcissima? Una visione della morte, appunto estremamente ottimistica?

Miguel e...non posso dirvelo; guardate il film. Immagine dal web

Ma tutto questo col film c'entra relativamente; nel film si tratta del profondo legame che si instaura nella famiglia sia tra le persone in vita che quelle morte (cosa che purtroppo noi stiamo un pò perdendo); si tratta della drammatica condizione dei morti o se vogliamo chiamarle anime è lo stesso, la cui famiglia li sta dimenticando che vivono una sorta di seconda morte; infatti quando l'ultimo membro della famiglia si scorda di loro (in questo caso nessuno espone più una foto del defunto) svaniscono per sempre, anche dal regno dei morti. E qui faccio un appello: per favore, anche pagando, che qualcuno tenga sempre una mia foto fino alla fine dei tempi!!😂


Miguel ed il simpaticissimo e un pò rintronato Dante che per l'esattezza è un "cane nudo peruviano" - immagine dal web

Si tratta anche di un argomento che mi è particolarmente caro che pare marginale inizialmente (questo film ha davvero un profilo narrativo geniale) ma in effetti non lo è: ogni persona come ogni anima dopo il trapasso ha un suo spirito guida che è, in buona sostanza, un animale e torna il mito del Daimon già trattato nel film "La Bussola d'Oro" dove si tramava per dividere i bambini dai loro Daimon perchè fossero più vulnerabili quindi più facilmente dominabili anche da adulti. Io con tutti i gatti che ho credo avrò un affollamento di daimon quando sarò dall'altra parte, non credete? 
Un film apparentemente "carico" ma che in realtà scorre molto fluente e con al suo interno dei colpi di scena mica da poco, molto ben strutturato senza l'esagerazione o la rumorosità dei film d'animazione e con una delicatezza e profondità a livello emotivo davvero notevoli. Miguel canta benissimo e pure altri membri della famiglia, non si canta troppo e nemmeno poco, non si piange quasi per niente, i colori sono stupefacenti. Concludo dicendovi, noleggiatelo o andate a comprarvi il dvd quando uscirà perchè ne vale la pena. Vi ho convinti? Mi spiace chiudere qui ma avrei ancora troppe cose da dire e non mi pare il caso di tediarvi troppo. BUONA VISIONE!!

Enrica Merlo🐈 30/01/2018

MI MANCANO I FONDAMENTALI

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giovedì 30 novembre 2017

E' PRIMAVERA SVEGLIATEVI BAMBINI...MA ANCHE NO!!😱



Queste due graziose, solitarie (per il momento) bambine, sono Cannella (tricolore) ed Astrid (bianca). Perchè solitarie? Perchè solitamente sono in sempiterna compagnia del fratellone di Astrid ovvero Junior ma è accaduto qualcosa per cui...ve lo racconto.

Ah, intanto lui è Junior per la cronaca...bello eh?


"Sembra primavera a casa mia. Milou (il cane di mia figlia) è innamorato di Otta (la cagnolina di mia cugina) ed ulula di giorno e di notte. Marty gli dice -Se fai il bravo ti porto ad Eurodisney- come se poi ad un cane potesse fregare qualcosa di andare ad Eurodisney. Junior, il bell'ometto ritratto qui sopra è innamorato della bella Astrid (l'algida felina ritratta con Cannella), ho capito è un'incesto, infatti Astrid e Junior sono fratello e sorella, però sai che gli frega ai gatti dell'incesto funziona più o meno come eurodisney per Milou.
Cannella invece (vedi foto con Astrid a capo articolo), sterilizzata, in tutto questo bailamme fa da guardia reale tipo Lady Oscar ma i risultati sono quelli che sono visto che non capisce esattamente quello che sta succedendo.
A conseguenza di tutte queste emozioni io devo vigilare ovviamente, anche se in cuor mio sono orientata più per il *Va dove ti porta il cuore* peccato però che se i due giovani virgulti riescono a far cose ci riempiono casa di gattini e non sarebbe il massimo visto che il mantenimento di tre gatti ed un cane già di per se non è che sia uno scherzo, anzi. Morale della favola, domani alle 8,30 verrà il veterinario e preleverà gentilmente il piccolo Junior portandolo verso l'unica soluzione possibile per dei gatti che vivono perennemente in casa e non sono dello stesso sesso...brutto a dirsi ma zac ✂️✂️ il  fascinoso Junior ci verrà riconsegnato in tarda mattinata con qualche ammennicolo in meno ma sicuramente con un pò più di serenità e per lui e per il resto della famiglia. Stiamo vivendo infatti una tre giorni di assoluta angoscia con gatti chiusi in parti diverse della casa, disperati per la situazione e comunque confusi perchè abituati a stare sempre sempre insieme. Più avanti toccherà anche alla piccola Astrid...ma facciamo una cosa alla volta. Vi darò presto notizie della ritrovata pace familiare".

Enrica Merlo 🐈

Mi mancano i fondamentali
30/11/2017

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giovedì 8 dicembre 2016

VE LO DICO: IL TRASLOCO NON È ANCORA FINITO (cassettiera story)


Ed ecco le due splendide meraviglie della natura. Io quella con la faccia da ebete e Lei (quella che sembra un ufficiale dei Marines, però figa, mia sorella; ma lo sapete che questo donnino ha la bellezza di 11 anni in più di me? Quindi non saprete mai quanti anni ha perchè non potete sapere quanti ne ho io). Qui siamo alla PROGRESSIVA ART EXHIBITION II bei tempi.

Sono storie, sono sempre e solo storie...ma a volte fa bene all'anima raccontarle.

Come ben sapete o forse no, sono in fase finale di trasloco. Finale direi è un parolone sono in fase puntini puntini di trasloco. Disperatamente cerco di sistemare tutte le mie cose che credevo poche, dove posso. Anche se la casa è quella della mia infanzia è comunque tutto nuovo per me. A tratti, anzi spessissimo mi fermo, faccio altro o semplicemente non faccio un bel nulla come oggi, però penso, penso parecchio. Il momento non è dei migliori per me, cavoli miei, ma un trasloco è sempre un trasloco, mi è difficile pure scriverlo.

Capita che sul terrazzo, parcheggiata ormai da anni sostasse una cassettiera, sapete di quelle antiche con la specchiera? Bene, ecco. Capita che fosse di mia sorella e quindi le ho chiesto se me la poteva prestare visto che il mio ottimismo iniziale sul fatto di riuscire a far stare tutto ovunque ed in breve tempo era svanito miseramente. Dopo una serie di conciliaboli tipici familiari la mia sorellona decide di concedermi il mobile e lo trasporto con grande fatica in camera mia. Mi piace, è bello e quando lo guardo mi dà un senso di tranquillità. E' patetico questo mio post lo so e siete liberi di mandarmi al diavolo ma prendetelo così, come un post prenatalizio con un pizzico di nostalgia, tristezza e non so cosa d'altro.

L'altra sera piomba in casa mia sorella. Le faccio vedere non senza un minimo di timore reverenziale la cassettiera tanto perchè stia tranquilla, non l'ho data in pasto a nessun mostro mitologico. Dovete sapere che la mia sorellona non è moscerella come me ma una donna che potrebbe tranquillamente fare barba e capelli a Trump, alla Clinton a Putin tutti insieme. Però guardando la cassettiera ha un attimo di cedimento (solo un attimo e si sappia) e mi dice con occhi quasi dolci: "Trattala con cura perchè questa cassettiera ha un grande valore affettivo per me; era della Lena la mia balia quando è morta mia mamma". 


La maniglia destra della cassettiera



Adesso vi racconto per l'ennesima volta i fatti miei anzi i fatti nostri. La mia sorellona non mi è completamente sorella, ovvero non abbiamo la stessa mamma, la sua è mancata quando era molto piccola ed ora forse potrete tranquillamente capire quel che ho scritto prima della foto vero? Bravi.

Comunque, stamattina stavo tentando di mettere a posto i miei quattro stracci che si sono miracolosamente quadruplicati se non di più, quando ho guardato con maggiore attenzione la cassettiera; il terzo cassetto ha la maniglia destra quasi completamente divelta, la sinistra ancora attaccata ma semovente. Mi son fermata e ho osservato. Chissa cosa conteneva quel terzo cassetto tanti, ma proprio tanti tanti anni fa? E come mai proprio quel terzo cassetto doveva essere così usato? E come mai proprio la maniglia destra è la più danneggiata?

Ho pochi ricordi ma ben chiari, della Lena, donnone tipo mia nonna sempre gioviale, non l'ho mai vista una volta sola triste (sapete no? vestita quasi sempre di nero o tuttalpiù di grigio con uno chignon bianco sulla testa, io l'ho sempre vista così fino alla fine). Ero molto piccola ma mi ricordo che quando andavo a casa sua ero contenta perchè c'era sempre un buon profumo di legna ed aveva infilate nei mobili, ovunque fosse possibile infilarle, miriadi di foto, di chi fossero esattamente non so. E mi faceva il tè. Non so cosa provasse mia sorella quando andavamo da lei ovvio, ero troppo presa a guardarmi intorno, ma credo di averlo capito l'altra sera.

E niente, volevo dire questo forse perchè è l'8 dicembre, forse perchè quando si è grandi la vita è diversa, forse perchè è bello a volte fermarsi a guardare una vecchia cassettiera che nasconde al suo interno, umori, emozioni, vita passata che perchè no, possiamo far rivivere in qualche modo, diverso, questo sicuramente...e con la nostalgia e la consapevolezza che forse noi non siamo poi così felici con tutto quello che abbiamo, non felici come mia nonna, come la Lena che, nonostante tutto, il sorriso lo avevano sempre magari non per se stesse ma per gli altri, questo è certo.

Buon 8 dicembre a tutti

Qui MI MANCANO I FONDAMENTALI
08/12/2016
Enrica Merlo.


 

venerdì 25 novembre 2016

DONNE: I FIORI NON DOVREBBERO AVERE I DENTI. 25/11/2016

Noi non indossiamo un burka ma è solo apparenza (foto EnricaMerlo©2016)

Sono solo storie, sono sempre e solo storie...ma.

-Perchè la violenza comincia quando ti accorgi che tuo marito quando sta rientrando e sei seduta sul divano, scatti come una molla e devi farti vedere accanto al tavolo per dargli il benvenuto. 
-Perchè la violenza continua quando, mentre giochi con tua figlia di quattro anni a farle il solletico e lei ride a crepapelle e lui rientra ti dice "si può sapere che cazzo state facendo che vi si sente da sotto". Come se ridere fosse una colpa.
-...e poi continua, continua, continua.

Ed oggi il giorno dell'alluvione a Torino e del "NO alla violenza sulle donne" io ho scritto questo, di getto.

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 Ora che è spiovuto voglio dire la mia, ma non sull'alluvione. Dire basta alla violenza sulle donne non vuol dire mettere una foto omologata tutti insieme appassionatamente su facebook; come ci convincono a fare questo, ci convinceranno presto a sgozzare conigli per strada, purtroppo il paragone è forte ma un po' i social ci hanno piallato il cervello, questo è da dire. Io la mia violenza l'ho combattuta, vinta in silenzio e in solitaria senza foto sui profili.

Tre anni fa me ne sono andata con quello che potevo caricare sull'auto e via. E non solo non c'erano foto di solidarietà per me sui profili ma anzi ho dovuto vivere il tutto come fosse colpa mia, in silenzio e nascostamente. Perché per i più io stavo sbagliando ad abbandonare il "calore" del tetto coniugale. Parenti e amici. Persone che mi vedevano svanire ogni giorno e non sapevano dire altro che "bisogna avere tanta pazienza". Certo. A parte le persone a me più vicine, che ci han messo pure loro una bella vita a capire la morte lenta che stavo vivendo, non un cane che mi abbia detto, togliti da lì, scappa finché sei in tempo.

Foto dal web

 Oggi piango per quelle centinaia di migliaia di donne imprigionate in matrimoni falsi, violenti, per loro e per i loro figli. So che ribellarsi non è facile ma nemmeno impossibile. Sta tutto nello scavallare quel momento che si hanno gli occhi sgranati sul baratro e su una vita migliore...sta tutto nel saperli volgere dalla parte giusta, quegli occhi. Poi chiuderli per un attimo e buttarsi, dalla parte giusta, ripeto. Poi sarà difficile comunque ma vi sentirete finalmente persone vere e non oggetti e anche coloro che prima vi dicevano "sopporta" vi vedranno con occhi nuovi; gli altri vi cancelleranno dalle loro vite e dai loro ricordi ma è così importante? Altre ancora, che non ci sono più e che vi avevano detto "ti sei sposata quello ed adesso te lo tieni" magari proprio quella persona che amavate tanto che era per lei che non reagivate, ora forse a vedervi rifiorire da lassù vi proteggerà.

 Io sino ad ora sono stata fortunata tutto sommato. Ho ottenuto il divorzio, non ho più dovuto vedere quell'individuo se non per un breve ed imbarazzante (per lui) istante in tribunale. Ho salvato in corner la salute psichica mia anche se ferita, quella di mia figlia, ho con me il mio gatto, le mie gatte fino a due mesi fa. Ci sono donne che ci provano poi vengono sfigurate quando va bene, ammazzate quando non va bene. È questa cosa che bisogna spezzare, non compatire le donne vittime di violenza ma fare si che chi fa violenza non abbia più modo di perpetrarla. Magari le forze dell'ordine tipo carabinieri, non palleggino l'intervento alla polizia quando una donna sola telefona in pieno agosto col palazzo vuoto denunciando che c'è un clandestino che gira nell'androne, che la polizia non palleggi ai vigili, che i vigili non palleggino alla nonna abelarda. Vergognatevi vi dico.

Foto dal web

E vergognamoci tutti se l'unica cosa che sappiamo fare è cambiare la nostra foto sul profilo. Vergognamoci a dire SOPPORTA alle donne che chiedono aiuto...non è una passeggiata ribellarsi e ci vuole forza fisica e mentale e...culo, si tanto culo che il vostro carnefice non abbia dimenticato il cellulare a casa mentre ve ne state andando. E ci vogliono soldi per trovare un altro posto, non vi vergognate neppure di chiedere quelli...a ripagare avrete tutta la vita. Se vi strozzano nel sonno certo non avrete debiti ma nemmeno più la vita per pagarli. Smettiamola con queste patetiche dimostrazioni su facebook e piuttosto se conosciamo situazioni di disagio, aiutiamo, per quel che possiamo, basta anche poco, anche l'ascolto a volte e denunciamo, denunciamo allo sfinimento così che questo stato crapulone e maschilista ed insieme a lui forze dell'ordine fiacche, che non hanno voglia di togliere le zampe dalla scrivania, si sveglino. Urliamo, urliamo è l'unico modo per farci sentire, vivere, riappropriarci della nostra vita.

Foto Sacha Ricci

E chiediamo a chi ci sta vicino ora, amici, compagni, colleghi, di avere quel briciolo di pazienza in più stavolta giustificata. È devastante vivere la violenza, di qualsiasi tipo sia, è devastante liberarsene e cercare di ritornare a vivere una vita completamente serena. Spesso non ci si riesce, non si può o non si vuole per un semplice istinto di auto protezione. Ecco siate pazienti voi in questo caso, invece di schiaffi, ricatti, minacce buttateci dietro risate e sorrisi (e fiori 🌹), sarà tutta un'altra vita. 🌅

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Qui, MI MANCANO I FONDAMENTALI
Enrica Merlo
25/11/2016