Visualizzazione post con etichetta germania. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta germania. Mostra tutti i post

mercoledì 23 gennaio 2019

BUON COMPLEANNO WOLFGANG!! 🎶🎵 Vita ed opere del Genio Assoluto.



Public domain image - Joannes Chrysostomus Wolfangus Theophilus Mozart


Puoi anche non accorgerti in tutta la vita dell'esistenza di Mozart ma se cominci ad amarlo diventa una malattia irreversibile che si accresce man mano che passa il tempo.


Mozart nasce a Salisburgo il 27 gennaio del 1756 al n. 9 di Getreidegasse alle ore 20,00. 
Mozart muore a Vienna nella sua casa il 5 dicembre 1791 cinque minuti prima dell'una.
Il 6 dicembre, o "forse" la mattina del 7 viene gettato in una fossa comune del cimitero di St. Marx senza che nessuno della sua famiglia fosse presente, si dice a causa del maltempo.
L'esatto luogo di sepoltura del Genio di Salisburgo non è mai stato identificato.

✝️

Mozart fu un bimbo precoce musicalmente parlando a tre anni cominciò a suonare il clavicembalo, a quattro aveva la padronanza della tastiera e a cinque aveva già composto un "andante allegro" ed un "minuetto" conosciuti oggi come "Wolfangerl Compositiones". Bimbo dalla memoria prodigiosa, estremamente sensibile con una paura smodata del suono della tromba. Ebbe da sempre la capacità di riconoscere l'altezza dei suoni caratteristica detta anche dell' "orecchio assoluto". Il padre Leopold lo definiva come "il miracolo che Dio ha fatto nascere a salisburgo"; a detta anche della sorella di Mozart, Nannerl, il padre dedicò molta parte del suo tempo ad istruire a mantenere le capacità e a portare in giro il figlio per dimostrare la sua bravura addirittura arrestando l'avanzamento della sua carriera a corte.
Nel 1762 Mozart suonò per la prima volta al cospetto della corte imperiale.
Dal 1763 tutta la famiglia intraprese un lungo viaggio in tutta Europa per far conoscere il genio musicale di Wolfgang, viaggio che ebbe il suo termine nel 1766 quando rientrarono a Salisburgo.
Furono dunque anche a Parigi dove vennero pubblicate le prime composizioni di Mozart dedicate ad una principessa reale (KV 6-9). A Londra scrisse le sue prime sinfonie sotto l'influenza di Johann Christian Bach figlio più giovane del ben più noto padre (n. 1 n. 4 e K19a). Nel 1767 fu rappresentata al cospetto della famiglia imperiale la Messa solenne in Do minore "Weisenhausmesse" K139.
I viaggi in Italia di Mozart e famiglia si protrassero dal 1769 al 1773 e furono a: Egna, Rovereto, Verona, Mantova, Cremona, Milano, Lodi, Parma, Bologna, Firenze, Roma, Napoli, Caserta poi ancora Roma, Spoleto, Loreto Ancona, Senigallia, Pesaro, Rimini, Bologna, ancora Milano, Torino, ancora Milano, Vicenza, Padova, Venezia, Rovereto, Ala, Brescia, Bressanone e Salisburgo... un bel "tiratone" come si direbbe ora. L'anno che egli passò complessivamente a Milano fu a dir poco formativo in quanto incontrò artisti di tutte le levature tra i quali, per citarne uno il Parini che scrisse per lui alcuni libretti. Johann Adolph Hasse ebbe a dire di Mozart: "Questo ragazzo ci farà dimenticare tutti".


Mozart fanciullo - Immagine probabilmente sottoposta a copyright

A Bologna Mozart incontrò il grande Farinelli e padre Giovanni Battista Martini dal quale prese lezioni di contrappunto barocco e che lo introdusse, vista la sua bravura, presso l'Accademia Filarmonica di Bologna. Tuttavia leggenda vuole che l'esame di Mozart per essere ammesso a tale ambita Accademia non andò così brillantemente; Martini però aveva anzitempo intuito il genio che si nascondeva in Mozart e come diremmo oggi "chiuse un occhio". Grazie alla protezione e al sostegno del Conte Pallavicini loro grande ammiratore la famiglia Mozart ebbe a Firenze udienza presso il futuro Imperatore Leopoldo II. A Roma Wolfgang dette definitiva prova del suo genio ascoltando Il Miserere di Gregorio Allegri e trascrivendolo a memoria dopo solo due ascolti. La notizia del prodigio mozartiano arrivò anche al Papa, Clemente XIV che conferì a Mozart durante il viaggio di ritorno a Roma della famiglia, lo Speron D'Oro. A Roma Mozart compose la Contraddanza K 123 e l'aria Se ardire, se speranza K 82. A Napoli durante un concerto al Conservatorio della Pietà dei Turchini qualcuno ebbe a dire che la sua straordinaria bravura derivasse da un anello che indossava... Mozart si tolse  l'anello e dimostrò così che il suo talento non aveva alcunché di magico. Nel 1770 Loreto colpì particolarmente Mozart che scrisse una composizione dedicata alla Madonna intitolata "Litaniae Lauretianae Beatae Mariae Virginis". Nel dicembre del 1770  a Milano fu rappresentata l'opera Mitridate con Mozart al clavicembalo. Il successo fu tale che ci furono ben ventidue repliche.

Eccoci al tasto dolente italiano, dolente almeno per me che son piemontese/torinese. A Torino, infatti, la famiglia Mozart sostò brevemente e udite, udite venne negata a Wolfgang la possibilità di esibirsi al Teatro Regio; e qui chiudo mestamente la parentesi torinese.

A padova Don Giuseppe Ximenes Principe di Aragona commissionò a Mozart un oratorio, La Betualia liberata K 118 che rimane l'unica opera di questo genere che Wolfgang abbia mai composto. Nel marzo 1771 i Mozart se ne tornarono a Salisburgo.


Sdrammatizziamo; un'immagine del bravissimo Tom Hulce che interpreta Mozart nello straordinario film AMADEUS di Milos Forman del 1984 - immagine probabilmente sottoposta a copyright

Dopo il ritorno dai tre viaggi consecutivi in Italia Mozart fu assunto come compositore alla corte dell'Arcivescovo Colloredo; ebbe quindi l'opportunità di scrivere svariate sinfonie chiamate per l'appunto Sinfonie Salisburghesi e anche sonate, quartetti per archi, messe, serenate; sviluppò un certo interesse per i concerti per violino e orchestra e ne compose ben cinque di seguito di cui gli ultimi tre, ovverosia i n. 3 K216, n. 4 K 218 e il n. 5 K 219 sono a tutt'oggi i più eseguiti del repertorio di Mozart. Nonostante il grande successo di pubblico Mozart era scontento sia per il basso stipendio di 150 fiorini l'anno sia perchè non poteva dedicarsi alla composizione di quel che lui preferiva ovvero le opere. Nel 1775 il teatro di corte chiuse e questo esacerbo' ulteriormente l'animo di Mozart. Nel 1777 chiese all'arcivescovo di potersi assentare per un pò dalla corte (allo scopo di trovare altra occupazione ma rimanga tra noi) visitò con la madre Augusta, Mannheim, Parigi e Monaco di Baviera. A Mannheim  Mozart si fermò quattro mesi e compose La sonata per pianoforte n. 7, dei concerti per flauto ed orchestra n. 1 e 2.
Nel 1778 gli fu offerto a Versailles un impiego da organista che lui prontamente rifiutò e fece pure bene, era Mozart mica un pianistucolo qualsiasi, i soliti francesi. Quello francese fu un soggiorno dunque funesto sotto molti aspetti, per Mozart; vero è che compose parecchio ma il giorno antecedente alla prima della Sinfonia n. 31 (chiamata per l'appunto Parigi) la madre Anna Maria Pertl si ammalò gravemente. Non fu decorosamente soccorsa a causa di mancanza di liquidità, mori il 3 luglio e fu sepolta nel cimitero di Saint Eustache.
Nel frattempo a Salisburgo il padre, invece di piangere la morte della consorte, ancora trattava con l'arcivescovo per far riassumere il figlio; ottenne che Mozart fosse riassunto come konzertmeister e organista di corte, incarico che Mozart accettò al suo ritorno nel gennaio del 1779. In questo periodo compose copiosamente, sono di questo periodo infatti opere come la Sinfonia n. 32 in sol maggiore K 318, la sinfonia n. 33 in si bemolle maggiore K 319  la sinfonia n. 34 in do maggiore K 338. Tuttavia, nonostante la sua fase creativa particolarmente feconda Mozart era inquieto: Il suo mecenate l'arcivescovo Colloredo non era certo un oscurantista e amava la cultura ma stranamente operò numerosi tagli proprio nei confronti della musica. Alla fine del l'estate del 1780 la Corte di Monaco di baviera commissionò a Mozart la realizzazione dell'Opera Idomeneo; ottenne il permesso di recarsi a Monaco dove Mozart avrebbe dovuto rimanere per sei settimane tanto da finire l'opera e curarne l'allestimento.


L'Idomeneo - immagine spero non sottoposta a copyright


L'idomeneo venne rappresentato nel gennaio del 1781; ebbe altre due repliche fino a marzo. Prima di rientrare a Salisburgo l'arcivescovo chiese a Mozart di raggiungerlo a Vienna per farlo esibire alla corte dell'imperatore. Una volta lì Mozart si lamentò della scarsa considerazione che il suo mecenate aveva per il suo genio e presentò dimissioni scritte ufficiali che non furono immediatamente accettate poichè ancora una volta Leopold il padre aveva intercesso* per lui, intercessione che questa volta non ebbe successo e Mozart fu licenziato dall'arcivescovo. Nonostante il non bel periodo però Mozart portò a termine tantissime opere tra le quali sonate per violino e pianoforte K 296, K 376, K 377, K 378, K, 379 e K 380. Andò ad abitare in una stanza in affitto dalla vedova Weber madre di Aloysia vecchia conoscenza di Mozart la quale aveva anche due altre sorelle nubili tra le quali Constanze con la quale in modo quasi fulmineo Mozart si fidanzò e decise di sposarsi  poi nel 1782 nonostante la contrarietà, indovinate, del padre Leopold. 
Constanze ebbe molte gravidanze ma, tra tutti i suoi figli, sopravvissero solo Carl Thomas e Franz Xaver Wolfgang. 


Constanze - immagine probabilmente sottoposta a copyright

E' di questo periodo la nascita delle più belle e famose opere di Wolfgang. Il ratto del serraglio per esempio la cui prima rappresentazione è del luglio 1782; opera popolar ironica sugli usi e costumi dell'islamismo ma che vede nel pascià Selim una figura magnanima, espressione della tolleranza e dell'illuminismo. E' proprio di questo periodo l'aneddoto secondo il quale l'imperatore Giuseppe II dopo aver assistito alla sua opera gli disse che "aveva adoperato troppe note"; pare che Mozart orgoglioso gli abbia risposto: "neanche una più del necessario, Maestà". Fra l'agosto ed il novembre del 1783 compose numerose sonate per pianoforte tra le quali la sonata n. 11 in la maggiore K 331 il cui movimento finale è il famoso Rondò alla Turca. Nonostante il carattere farfallino di Mozart molte delle sue sonate, fughe, preludi, fantasie e suite furono composte sotto l'impulso e l'ispirazione della moglie Constanze.
In questi anni le opere, con un grande livello di maturità furono i quartetti per archi dedicati a Haydn (K 387, K 421, K 428, K 458, K 464 e K 465). Tra il 1782, il 1783 fino al 1786 i concerti per pianoforte furono la più rilevante fonte di entrate per Mozart e famiglia; ne compose ben quattordici che rappresentò egli stesso auto-finanziandosi, per dirla come la diremmo oggi, i concerti e ottenendo un grande successo, ebbe un numero che superava i cento abbonamenti fissi ad ogni suo spettacolo. La fine di questo periodo d'oro coincise con il primo allestimento de Le nozze di Figaro nel 1786 che venne criticata per il suo contenuto troppo rivoluzionario dall'alta aristocrazia viennese.
Le Nozze di Figaro fu creata in concerto con il librettista poeta di corte per l'opera italiana, Lorenzo Da Ponte, il quale riuscì ad intercedere presso la corte smorzando i toni che riguardavano i temi sociali dell'opera. L'opera tuttavia dopo la prima non ebbe un gran successo nè piacque nè no, insomma l'accoglienza fu un tantino tiepida. Le Nozze di Figaro comunque fu uno spartiacque tra il teatro musicato di serie B come era stato il genere fino a quel momento assurgendo a forma più importante per il teatro musicale. Mentre a Vienna l'esordio delle Nozze di Figaro fu accolto con un entusiasmo relativo a Praga invece fu un successo enorme come ebbe Mozart stesso a dire nel 1787 durante un viaggio nella capitale boema con la moglie Constanze.


Il libretto de Le Nozze di Figaro - l'immagine potrebbe essere sottoposta a copyright

Il 28 maggio del 1787 morì a Salisburgo Leopold, padre di Wolfgang. Benchè non sia giunta prova scritta pare che Mozart sia stato diseredato poichè tutte le sostanze del padre finirono alla sorella Maria Anna.
Nel dicembre 1787 l'Imperatore Giuseppe II nominò Mozart compositore di corte, sempre sottopagato se confrontato al suo predecessore ma a Mozart andava bene così, il lavoro non era gravoso e poteva dedicarsi così a ciò che più gli aggradava. Anche questa volta però quella che è universalmente nota come l'opera più grandiosa in termini di musica, testo ed introspezione psicologica di Mozart, ovvero Il Don Giovanni fu, nel maggio del 1788 accolta con scarso entusiasmo del pubblico anche se amata dalla critica; particolarmente amato il personaggio protagonista del Don Giovanni che si rifiuta di pentirsi sul finale nonostante la consapevolezza della dannazione eterna; nasce e si affranca quindi il teatro musicale del romanticismo.


Uno splendido Don Giovanni che ho pescato su Pinterest; grazie a Laura Lebow

A partire dal 1789 le condizioni economiche di Mozart vanno sempre più deteriorandosi. Il compositore si ritrova a chiedere soldi in prestito, situazione attestata da circa una ventina di lettere che indirizza ad un commerciante di sua fiducia. In realtà la letteratura ci racconta di un Mozart che ama sperperare denaro in donnine e liquori cosa che forse in minima parte fu vera invece in quel periodo ci fu una congiuntura economica particolarmente sfavorevole per la musica ed il mondo musical-teatrale che fu il primo settore a subire drastici tagli a causa della guerra contro la Turchia. Ne deriva che diminuirono così anche gli introiti di Mozart derivati dalla pubblicazione dei suoi componimenti, un vero disastro economico per lui la cui vita ruotava totalmente intorno a questo settore. Del 1788 risalgono le sue ultime composizioni sinfoniche (la Sinfonia in si bemolle maggiore K 453, la sinfonia in sol minore K 550 e la Sinfonia in do maggiore K 551) trilogia che però è il vertice artistico sinfonico di tutto il settecento. Comincia nell'aprile del 1789 un lungo viaggio alla ricerca di nuovi incarichi che lo porta anche a Berlino dove scrive alla moglie Constanze di aver vista rappresentata la sua opera Il Ratto del serraglio e di aver scritto su commissione della Corte sei quartetti per archi; notizie di cui gli studiosi non hanno prova certa. Il viaggio fu evidentemente infruttoso e faticoso ed ebbe come unica conseguenza il fatto di allontanarlo emotivamente, sempre più dalla moglie. Il 1790 fu un anno davvero difficile per Mozart; compositore ormai universalmente noto nel suo paese ed in tutta Europa ma che non si preoccupava più di scrivere nulla di rilevante o di importante, si pensa infatti che cominciasse a soffrire di depressione. Tuttavia il 26 gennaio ebbe luogo la prima rappresentazione de Così fan tutte ossia la scuola degli amanti, replicata nove volte. Nel febbraio muore l'Imperatore Giuseppe II propugnatore di Mozart e gli succede Leopoldo II che non accoglie le sue richieste. Ricomincia a viaggiare, anche in Italia,  e anche se questo non risolleva le sue condizioni economiche almeno il suo morale e la sua perdita di creatività subiscono un cambiamento in positivo; al suo ritorno a Vienna apprende che un impresario britannico lo vorrebbe a Londra fino almeno all'estate successiva per comporre due opere teatrali; la malferma salute della moglie Constanze che non avrebbe potuto seguirlo in Inghilterra, il fatto che contasse su probabili fonti di guadagno a Vienna ma semplicemente forse il fatto che non se la sentisse di emigrare in un altro paese lo fecero decidere di rimanere in Austria.

Immagine spero non sottoposta a copyright

Fecondo e creativo fu il suo ultimo anno di vita: compose infatti molti concerti ma degno di nota ed universalmente noto Il Flauto Magico che creò all'inizio di maggio del 1791 su libretto di Emanuel Schikaneder; a metà luglio gli giunse dall'impresario Guardasoni la commissione per un'opera seria italiana da mettere in scena a Praga, La Clemenza di Tito. Sempre durante l'estate gli giunse da un musicista dilettante certo Conte Walsegg la commissione per una Messa da Requiem il cui committente avrebbe dovuto restar segreto poichè pare fosse intenzione del Conte far passare l'opera come sua; non è chiaro se di questo particolare Mozart fu mai al corrente; fatto è che non potè cominciarla subito perchè già notevolmente impegnato. Da qui forse il mito del famoso Salieri del film Amadeus che si favoleggia volesse impadronirsi della Messa di Mozart; in realtà Salieri non ebbe mai la reale importanza che gli si attribuisce nel film.
La clemenza di Tito non andò un granché bene anche grazie, si fa per dire a commenti poco lusinghieri della, a quanto pare ignorante in materia, imperatrice Maria Luisa. 
Grande successo ebbero invece le rappresentazioni del Flauto Magico la cui prima fu il 30 settembre 1791, ne è prova una delle ultime entusiastiche lettere che Mozart scrisse alla moglie allora in villeggiatura a Baden. Intanto stava faticosamente scrivendo la messa da requiem che mise però nuovamente da parte per scrivere il 15 novembre un'opera rimasta anch'essa incompiuta la Piccola cantata massonica K 623, salvo il 20 novembre cadere malato. Nei giorni successivi certo la sua salute non migliorò e toccò pure a lui di morire anche se aveva solo 35 anni. Riguardo alla malattia che lo colpì c'è molta confusione: si parlò di febbre miliare, di salassi praticati con troppa noncuranza, di febbre reumatica, di avvelenamento da mercurio salvo il fatto che gli ultimi studi rilevano che probabilmente morì di un attacco fortissimo di nefrite causato da una glomerulonefrite ovvero di una forte infiammazione renale che lo portò velocissimamente alla morte. Forse non lo sapremo mai. Certo è che si sarebbe potuto portargli un minimo di rispetto in più facendogli un funerale decente, massoneria o no, invece di far sì che a tutt'oggi non si possa andare a portagli due fiori in un posto che sia sicuro. 


Beh seppellirlo in una tomba normale no ma il tempo di una maschera funeraria sì. Maschera funeraria di Mozart.


Nel mio immaginario però voglio ricordarlo così, con il viso candido e quasi sempre gioioso di Tom Hulce in Amadeus.


Il CONFUTATIS e la LACRIMOSA due delle parti della Messa da Requiem di Mozart che preferisco e che fanno parte del diciassette minuti o poco più di requiem realmente composti da Lui prima di morire. Come sapete il resto della Messa fu terminato da un amico di Mozart con scarsi risultati, almeno secondo me; non si può del resto nemmeno lontanamente uguagliare un tale genio. Questa parte di Messa da Requiem è qui magicamente diretta dal compianto Maestro von Karajan. Buon ascolto.







Papageno, Papagena dal Flauto Magico!!


Se volete leggere un altro mio articolo su Mozart cliccate qui http://www.mimancanoifondamentali.com/2016/12/il-requiem-di-mozart-ovvero-la-forza.html


* intercesso e non interceduto come vorrebbe grammatica e sintassi; esistono però due casi in cui fu usato, uno nientemeno che da Vittorio Alfieri e l'altro da Oriana Fallaci, io ho preferito questa forma.




  Enrica Merlo 23/01/2019


  MI MANCANO I FONDAMENTALI (clicca per andare alla pagina)




 Se vi è piaciuto l'articolo condividetelo. Se volete commentare qui sopra trovate il link per andare alla pagina   facebook; grazie infinite come sempre per seguirmi. Un consiglio condividetelo, condividetelo, condividetelo,   grazie.
















lunedì 15 gennaio 2018

🚁 GOOD BYE LENIN; visto e piaciuto (piccola recensione)


 Foto dal web

Articolo precedente: http://www.mimancanoifondamentali.com/2018/01/e-metti-il-caso-che-oprah-winfrey.html

Ho visto la settimana scorsa un film, questo, indicato dal titolo e dall'immagine sopra, GOOD BYE LENIN. 
Inizialmente scettica devo ammettere ho pensato "un malloppone pseudo comunista" chissà quanti sbadigli, devo dire che mi sono ricreduta, parecchio.

Due parole sul film giusto perchè sappiate cosa cercare nel caso la mia recensioncina vi convinca: La regia è di Wolfgang Becker ed è un film del 2003; il genere è definito perlopiù commedia drammatica. Gli attori protagonisti sono quasi tutti tedeschi e sono proprio bravi, lo devo ammettere, nonostante io non abbia un bel rapporto con i nibelunghi 😂. La colonna sonora, vera e propria chicca, che vi prende da subitissimo e vi fa entrare in immediata sintonia con la storia, è di Yann Tiersen, per capirci, quello che ha scritto la colonna sonora pure de Il favoloso mondo di Amelie, e diciamo poco.

Bene. Il film tratta il tema dell'ostalgie, termine tedesco inserito quasi immediatamente dopo la caduta del muro di Berlino, negli anni '90 dello scorso millennio, nei vocabolari teutonici. Che cos'è sta ostalgie? Nè più nè meno il fenomeno, che a quanto pare ha preso molti, della nostalgia conseguente alla scomparsa della DDR nella Germania Orientale.
Bel film anche a livello visivo, con un colore tra l'ocra e l'anticato perenne, che dà proprio l'idea di vecchio, obsoleto, passato ma con discrezione; come già detto, colonna sonora travolgente. La caduta del muro di Berlino è stata una liberazione non solo per i tedeschi e per tutto l'asse comunista dell'europa dell'est (si dice così? boh) ma lo è stata un pò per tutti, chi non ha ancora scolpite nella mente le immagini del muro che veniva abbattuto e delle persone che ci salivano sù per prenderne delle porzioni, dei festeggiamenti, degli abbracci, dei baci? Bene.


Foto dal web (Christiane)
Ascolta "GOOD BYE LENIN, visto e piaciuto (piccola recensione)" su Spreaker.

Christiane, madre di famiglia abbandonata dal marito fuggito all'ovest (sarà proprio così? guardate il film, curiosoni 😜), irreprensibile propugnatrice dei valori della DDR e della giustezza del regime cade, proprio nei giorni che precedono l'abbattimento del muro, in coma e rimane in tale stato per otto mesi. Risvegliatasi, è in precarie condizioni di salute ed i figli vengono informati del fatto che ogni piccolo trauma potrebbe esserle fatale. Il figlio Alex allora inizia una lotta surreale, a tratti divertente ma soprattutto disperatamente tenera per fare in modo che la madre, bloccata a letto, continui a pensare di vivere nella vecchia DDR. E ci riesce, eccome, cura ogni minimo particolare fino allo spasimo, dalle vecchie etichette del cibo che serve alla mamma, ai telegiornali debitamente "taroccati" da lui e dal suo grande amico con il quale lavora in una ditta di vendita ed installazione di parabole. Dalle feste di compleanno allucinanti in cui tutti si devono vestire "alla vecchia maniera", ai canti del vecchio regime. Ma, per quanto possa impegnarsi, il piano di Alex comincia a fare acqua, ovviamente...



La stupefacente scena in cui Christiane, sfuggita al controllo della famiglia vede volare via la statua di Lenin, trasportata da un elicottero, che sembra salutarla.


Se vi piace questo articolo CONDIVIDETELO su facebook!!





Una liberazione o una disgrazia che Christiane venga a sapere la verità? Beh questo lo dovrete scoprire guardando il film. Io so solo che sono rimasta incollata alla pellicola per tutto il tempo ed il film è piuttosto lunghetto, mi pare un paio d'ore. L'ho visto con grande tenerezza sia per la cura estrema con cui questo figlio si è prodigato per salvaguardare la salute della mamma (non sono patetica, poi vedrete e mi darete ragione) sia dal punto di vista, se così si può dire politico-sociologico, alla fine sta liberazione, e nessuno mi venga a dire che sono filo-qualcosa perchè sto parlando solo per sensazioni, è stata davvero una liberazione o un'altro tipo di regime? A voi l'ardua sentenza. Ho trovato questo film molto istruttivo, quando è caduto il muro io ero giovanissima e non potevo certo cogliere le implicazioni che questo avvenimento comportava.

L'estrema cura e delicatezza del racconto fanno il resto...non fatevi ingannare dalla primissima parte del film. In buona sostanza si può definire un'esposizione quasi apolitica estremamente attenta agli stati d'animo più che agli "Stati", il resoconto di un periodo storico importantissimo, narrato non con leggerezza ma con grande sensibilità.

Buona visione!!

Enrica Merlo🐈 15/01/2018

MI MANCANO I FONDAMENTALI

Se desiderate commentare questo articolo potete farlo direttamente sulla pagina facebook de MI MANCANO I FONDAMENTALI; se vi è particolarmente piaciuto CONDIVIDETELO dove vi pare. Grazie per seguirmi sempre.

martedì 24 ottobre 2017

💢IL MIO CONTROVERSO RAPPORTO CON I NIBELUNGHI 💢


Una graziosa biondina italica anche se non pare.

Qualche giorno fa parlando tra amici mi è ritornato alla mente un ricordo molto buffo anche se al momento in cui lo vissi non mi pareva poi così divertente.
Perché questo titolo? Ve lo spiego immantinente. Parlando di teutonici soggetti mi è tornato alla mente un episodio alquanto singolare della mia fanciullezza. Quando ero piccina e fino ad età più o meno avanzata (credo intorno ai diciotto anni) io e la mia famiglia andavamo al mare in un bellissimo campeggio a Cavallino Treporti vicino a Venezia. Codesto campeggio poiché strategicamente ubicato, era piuttosto frequentato da soggetti di origine germanica anziché no. A giugno poi, mese preposto dal mio paterno genitore a detta sua momento migliore per andare al mare perché meno affollato, la popolazione nibelunga era particolarmente folta, non mi chiedete tuttavia il perché. Fatto sta che praticamente noi eravamo l'unica famiglia italiana in mezzo a biondissimi individui et individue piuttosto ben piazzati. Potrei raccontarvi davvero parecchie cosette ma mi limiterò a dirvi che...
Avevo 11 anni ero innocente e piuttosto sulle mie. La spiaggia, in codesto campeggio si raggiungeva tramite una scalinata unico varco spaziale per poter raggiungere l'ombrellone. Capitò che un infausto giorno dovendo andare a fare un goccino di plin plin scendessi la fatidica scala la quale si affacciava su una sorta di incrocio a T che dava sulle tre aree principali del campeggio (molto "tetesca" come concezione). Io per raggiungere i bagni più vicini dovevo recarmi verso il vialetto a destra e fin qui tutto bene, senonché quel giorno, proprio al centro dell'incrocio c'era un ragazzetto fulvo e piuttosto tarchiato che mi guardava abbastanza torvo (ma al momento non vi feci caso più di tanto). Feci molto più caso alla portentosa legnata che mi piombò sul coppino non appena mi avviai verso il vialetto. Il fulvo tarchiato cominciò ad ingaggiare con me una lotta abbastanza impari in quanto io non ho mi avuto un gran fisico. Quel giorno io non lo sapevo ma era l'inizio di un vero e proprio incubo, tornai a casa senza dire una parola ai miei ma pesta come una braciola di maiale. La cosa si ripetè praticamente tutti i santissimi giorni fino alla fine del nostro "mese d'aria", la vacanza in assoluto più triste della mia vita, accennai vagamente riguardo all'accaduto solo gli ultimi giorni visto che bontà loro i miei genitori avevano notato quanto mi piacesse disertare la spiaggia quell'anno.

Un nibelungo

Avevo 12 anni e tornammo sempre al solito campeggio con la solita scalinata con la solita biforcazione a T con il solito, purtroppissimo, tipo nibelungo tarchiato fulvo nel bel mezzo, questa volta cresciuto di almeno 15 centimetri (mentre io ero praticamente "invariata"). Indovinate? Stessa batteria di botte tutte le volte. Questa volta però mi premunii di raccontare in modo dettagliato l'accaduto al mio pater familias qualche giorno dopo, con la speranza di tornare a casa quell'anno, con una parvenza di abbronzatura. Compresa la portata dell'affronto alla figliola, il mio papi partì alla volta della megatenda galattica della famigliuola del mascalzone nibelungo. Che tristezza. Dopo una chiacchierata degna di un piemontese che tenti di comunicare con un abitante di Pandora (vedi Avatar) ma che evidentemente nun gliela fa, viste anche le dimensioni del pater del mascalzone nibelungo (un armadio a sei ante con rialzo) il mio impavido papi mi prese da parte e con occhi tristissimi e colmi di comprensione mi disse "Alè mei che lasuma perdi; a sun trop gros" (trad. "E' meglio assai mia dolce figliola, lasciare che il giovane nibelungo sfoghi le proprie frustrazioni onde evitare che la sua abbondante nonché enorme famiglia ci stermini" più o meno). Iniziò una vacanza meno triste della precedente ma sicuramente solitaria e assai poco abbronzata, di nuovo. Devo dire che forse grazie al mio picchiatore teutonico, sviluppai il mio estremo amore per la lettura che perdura ancora oggi, rimanendo tutto il tempo che avrei dovuto occupare nuotando e giocando a racchettoni, nella veranda della nostra roulotte. Anche quell'anno tornai a casa bianca come una mozzarella tanto che potevo tranquillamente gareggiare coi nibelunghi per biancore della pelle ma sicuramente talmente colta da poter sbaragliare tutti i "Rischiatutto" in tutte le lingue del mondo.

Il nibelungo turbato

Avevo 13 anni quell'anno e non vi sto a dire che tornammo là, stessa spiaggia, stesso mare, stessa scala, biforcazione e dulcis in fundo nibelungo che aveva una faccia paonazza manco avesse già 45 anni, grugno ingrugnito più che mai ed altezza non precisamente definibile ma più o meno tra il metro e settanta ed il metro e novanta. -Eh no eh, se mi legna questa volta mi polverizza e mi userà la sua famiglia come erba cipollina sulla pasta-. Tant'è; ero in ballo e dovevo ballare anche se, parlando malamente, me la stavo facendo sotto. Dovete sapere che da sempre, forse presa da altre più interessanti occupazioni, non avevo quasi la percezione dei cambiamenti che il mio corpo aveva operato causa probabilmente il fatto che eran passati due anni, mi vedevo ancora come l'undicenne gracile, indifesa, piatta come un'omelette di due anni prima. Vedetemi invece al rallentatore con i biondi capelli tipo alga guam che si muovevano lentamente alla lieve brezza marina; vedetemi con un petto non più piatto ma che riusciva quasi a riempire la parte superiore del bikini, vedetemi con dei fianchi che non parevano più quelli di un paracarro ma piacevolmente rotondetti, vedetemi insomma che non somigliavo più ad Harry Potter ma finalmente a qualcosa di vagamente simile ad una donna, similteutonica ma, col senno di poi, molto molto più, mi si consenta la licenza poetica, figa. Bene, vedetemi scendere le scale come una bella, giovane sirenetta bionda con lunghe bionde ciglia che sbattevano ammiccanti (leggere tanto finalmente aveva dato i suoi frutti). Quello che accadde fu straordinario; il crudele nibelungo (per favore concentratevi e mantenete l'inquadratura cinematografica rallentatata) man mano che mi avvicinavo ondeggiante si stava trasfigurando, diventava quasi bello (mah) sgranava tanto d'occhi, credo di aver visto anche un pò di bava alla bocca ma, cosa assai più importante, non levò i suoi badili su di me lasciò le sue immani braccia teutoniche lungo i fianchi arrese, inermi. E fu così per il resto della vacanza. Rimase ogni giorno religiosamente ad aspettarmi sbavante, incapace di abbaiare, pardon, di dire alcunché, evidentemente, ebbene sì, innamorato come una pera cotta. La cosa non mi fece nè caldo nè freddo ma qualche soddisfazione l'ebbi: una portentosa abbronzatura innanzitutto, la consapevolezza che forse da crisalide stavo diventando una perdinci di farfalla e alla fine della vacanza passare in macchina davanti alla reception e vederlo lì, come un ciuffo di sedano selvatico ma fulvo e sono certa che nei suoi occhi brillasse oltre che una lacrima furtiva sicuramente una malcelata tristezza. Faceva bene ad essere triste il mio aguzzino teutonico: l'anno seguente andammo al mare ma nel mese di luglio (evidentemente anche mio padre si era preso una licenza poetica) e l'estate del mio quindicesimo compleanno, ritornati in giugno non c'era più...o semplicemente ero così presa a guatare i movimenti del mio vicino olandese (e a cercare di capire un'acca di quel che diceva) che proprio non lo vidi.
Ecco perchè, oltre che per campanilismo naturale, ogni volta che giocano Italia e Germania ricorro alla finta mamma di Rapunzel perchè faccia perdere con qualche incantesimo quelli che definisco (ma con simpatia) i crucchi...avrei forse dovuto amarli?

Ti sarebbe piaciuto eh brutto nibelungo cattivo?

Le foto in questo mio racconto sono tratte dal film "Cane all'Opera" del 1957 diretto da Chuck Jones e che vedono Taddeo e Bugs Bunny (Brunilde) alle prese con l'opera di Richard Wagner "L'Anello del Nibelungo" "L'Olandese volante" ed il "Tannhauser".

Grazie per avermi letta.

Enrica Merlo 🐈 24/10/2017

Se volete lasciare un commento su questo post, scrivetemi alla mail samplecolor@gmail.com grazie!!