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martedì 25 marzo 2025

CHI AMA LA GUERRA NON L'HA MAI VISTA IN FACCIA (Erasmo da Rotterdam) 💥


Screenshot tratto da un video su Instagram. SEGUE ⤵️ il video.


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Guardate attentamente non solo questa immagine ma anche il video che la seguirà. Davvero abbiamo intenzione di permettere che i nostri ragazzi, fratelli, figli, amici debbano andare incontro ad una sorte come questa? Pensate che quelli nel video erano comunque giovani già fortificati dal lavoro, magari dalla povertà...pensare ai nostri ragazzi cresciuti in "atmosfera protetta", cosa potrebbe succedere loro? Vogliamo PERMETTERE che gli si tolga la vita, il futuro? Lasciare che vengano sbattuti su un campo di battaglia senza nemmeno sapere cosa significhi? La guerra ai giorni nostri non è questa. Basta pigiare un bottone. Allora perché minacciare intere popolazioni con questo spettro? Può essere solo propaganda guerrafondaia? Probabilmente.

Però intanto i nostri politici non si tirano indietro i vergognosi e lasciano nel dubbio e nella paura le famiglie almeno, quelle che sono consapevoli di quello che sta accadendo. Sì perché non me la prendo solo con i politici ma anche con la gente...io non so negli altri stati ma l'Italia ha una speciale propensione per fare finta di non capire quel che gli succede intorno e in casa, in questo frangente e in altri, ha la tendenza a non porsi domande su quel che accade e seguire pedissequamente il primo bassetti che apre il forno fetido, ne abbiamo avuto uno splendido esempio con il periodo coviddi qualche anno fa. Bene, se non la capite proprio l'antifona, guardatevi questo video un po' di volte magari vi schiarite le idee e la smettete di fare le pecore. 

NON PERMETTIAMO CHE I NOSTRI GIOVANI POSSANO ANCHE SOLO PENSARE LONTANAMENTE DI FARE UNA FINE SIMILE. SIAMO NEL 2025, NON NEL 1915.


BUONA VISIONE


Se avete difficoltà ad aprire il video, cliccate la parte in alto (del video) avendolo allargato il pulsante di partenza si sposta, grazie.













Enrica Merlo
per
MI MANCANO I FONDAMENTALI 

Martedì 25 marzo 2025

martedì 2 luglio 2019

ADMIRA E BOSKO (Miriam Tahri e Andrea Roccioletti)


foto mia

Articolo precedente: https://urly.it/327k3


Ho letto "Admira e Bosko Sarajevo 1993" di Miriam Tahri e Andrea Roccioletti, finalmente.
Ho avuto un rapporto un pò burrascoso con questo libro: dovevo infatti già averlo "tra le mani" a maggio durante il Salone Internazionale del Libro di Torino. Con tanto di appuntamento per parlare con gli autori poi una serie di inconvenienti dell'ultimo minuto non mi han permesso di realizzare quanto deciso. Va bene, ce l'ho fatta comunque.

Il libro: "ADMIRA E BOSKO Sarajevo 1993"
Miriam Tahri
Andrea Roccioletti
Maggio 2019
AUTORIUNITI (Autori Riuniti)


Chi sono gli Autori.

Miriam Thari, di origini tunisine ma nata in Italia ad Ortona si trasferisce presto a Torino per poter studiare il Persiano e Lingue dell'Africa e dell'Asia per la cooperazione internazionale. Si dedica attualmente anche alla scrittura.

Andrea Roccioletti movimentatore culturale, scrittore e performer è attivissimo possessore di un blog personale roccioletti.com che seguo con grande interesse. Ha già pubblicato oltre a "Admira e Bosko" per Autori Riuniti, anche "Leo di Zervi" di Iacobelli Editore, "Il babau" di Edizioni Chinaski, "Bravo a scrivere" di Edizioni di Latta, e "Diranno di me - La vera storia di Shaye Saint John" di Autori Riuniti.



Foto mia

Admira e Bosko sono praticamente da sempre compagni di scuola. Vivono a Sarajevo, lei è musulmana  e lui cristiano. Vivono una bella e tenera storia d'amore anche grazie alle loro famiglie comprensive e generose. Fino a che non scoppia la guerra e Sarajevo diventa passo, passo una città invivibile continuamente sotto assedio, colpita dai bombardamenti, guardata a vista dai cecchini.
Admira e Bosko continuano ad essere uniti, e lo sono forse di più ora che il loro appartenere alle due religioni antagoniste li rende ancora più consapevoli di non dover cedere ai ricatti della guerra. 
Ma la guerra è lunga ed impietosa. Admira non vuole sposarsi proprio ora perchè sentirebbe questa azione come un abbassare la testa, come qualcosa fatto per propaganda; Admira e Bosko vogliono sposarsi come una donna ed un uomo liberi. Admira e Bosko vedono cadere persone care intorno a loro e soprattutto percepiscono chiaramente come pian piano il protrarsi del conflitto sta come soffocando la loro vita, la loro storia. Saranno sempre uniti Admira e Bosko, sempre, anche nelle decisioni più difficili della loro vita, sino all'ultimo.

Romanzo liquido dove la scrittura dei due Autori spesso si fonde sino a non riuscire a vedere dove cominciano i pensieri di Bosko e dove finiscono quelli di Admira.  Dovete sapere che questa raccontata da Miriam ed Andrea è in realtà una storia vera portata all'onor di cronaca dal giornalista statunitense e reporter di guerra Kurt Schork che ebbe a dire di Admira e Bosko: "In a country mad for war, Bosko and Admira were crazy for each other" (In un Paese reso pazzo dalla guerra, Bosko ed Admira non furono altro che pazzi l'uno dell'altra). 
Sono grata ai due autori per questo libro che ha riportato alla nostra memoria un fatto che si può definire storico e che specie in questi nostri tempi incerti può esserci di monito e d'aiuto, un fatto così siginificativo ed emblematico come la storia di Admira e Bosko durante la guerra di Jugoslavia. Grata per la delicatezza  e la poesia con la quale questo periodo terribile della nostra storia recente è stato affrontato pur senza fronzoli o patetismo; grata per la fluidità  e la naturalezza della narrazione, tanto da portare il lettore all'epilogo con fiducia ed incredulità, aggiungerei.  Questo libro non è una storia d'amore romantica, è una storia d'amore autentica.

Due citazioni dal libro:

Bosko: "Trasmettiamo agli altri più di quello che crediamo e gli altri prendono più di quello che sospettano"

Admira: "Chissà se c'è un luogo dove i bambini non debbano solo sognarla una vita normale"


 Andrea Roccioletti e Miriam Tahri


Admira e Bosko
















Enrica Merlo 04/07/2019 - Rondissone (TO)



 MI MANCANO I FONDAMENTALI (clicca per andare alla pagina)


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domenica 28 gennaio 2018

Alla scoperta dei Musei Torinesi: Il MUSEO DIFFUSO DELLA RESISTENZA


Foto da web


MUSEO DIFFUSO DELLA RESISTENZA, DELLA DEPORTAZIONE, DELLA GUERRA, DEI DIRITTI E DELLE LIBERTA'

Vi parlo oggi, invitandovi come sempre a fare tesoro delle informazioni per accendere la vostra curiosità e trovare il tempo di visitarlo, del MUSEO DIFFUSO DELLA RESISTENZA. Come suggerisce il nome (citato per intero sotto all'immagine ove il titolo ne propone solo una parte) questo museo ha un'importanza storica notevole per la città di Torino e non solo. Sito in C.so Valdocco 4/A presso il PALAZZO DEI QUARTIERI MILITARI splendida e imponente costruzione di Filippo Juvarra (cliccaci sù per approfondimento) è stato inaugurato il 30 maggio 2003. La nascita del museo è frutto della cooperazione tra comune e provincia e svariate associazioni che si occupano della storia recente italiana ed in particolar modo della Resistenza e, cosa assai importante, del monitoraggio della situazione dei Diritti Umani nel mondo. Il museo consta di due sezioni: Una permanente ed una temporanea. 
Nella sezione permanente si possono visionare numerosi documenti e filmati i quali trasporteranno il visitatore in un viaggio che ha il suo inizio nel periodo delle prime leggi razziali nel 1938, attraverso i tragici eventi della Seconda Guerra Mondiale fino all'entrata in vigore della Costituzione della Repubblica Italiana. Dopo recenti lavori di ristrutturazione è nuovamente possibile inoltre visitare il rifugio antiaereo sito nei sotterranei del museo. 


Foto dal web

Il Museo diffuso dell resistenza organizza inoltre attività didattiche per la scuola, oltre che segnalare i territori ed i luoghi presenti in città e nella provincia legati agli avvenimenti più significativi del periodo bellico. La sezione temporanea del museo ospita mostre e convegni sui temi della guerra e del rispetto dei diritti umani nel mondo.
Nello stesso edificio ma in Via Del Carmine 13 si possono trovare L'Istituto Piemontese per la Storia della resistenza e della Società Contemporanea (ISTORETO), L'archivio Nazionale Cinematografico della Resistenza (ANCR) ed il Centro Internazionale di Studi "Primo Levi".
Ma cos'è l'ISTORETO? L'Istituto Piemontese per la Storia della Resistenza e della Società Contemporanea "Giorgio Agosti" nasce come progetto nell'immediato dopoguerra per mano di Franco Antonicelli ed Alessandro Galante Garrone che inizialmente fondano l'Asociazione per la Storia della Resistenza in Piemonte e dopo l'Istituto Storico della Resistenza in Piemonte, sarà solo nel 1955 che l'Istituto si fregerà della denominazione attuale anche grazie alla sua puntuale e precisa attività scientifica, archivistica e didattica. Nel 2004 l'Istituto viene intitolato a Giorgio Agosti già Presidente dal 1974 al 1992. Dal 2005 l'ISTORETO diventa partner del Polo del '900.


Toccante video sulle "Stolpersteine". Fonte youtube

Un'iniziativa carica di incredibile Umanità del Museo Diffuso della Resistenza, è quella delle "PIETRE D'INCIAMPO". Le Pietre d'Inciampo di Torino (dette anche Stolpersteine) sono un monumento diffuso, sotto l'alto Patronato della Presidenza della repubblica Italiana, realizzate dall'artista tedesco Gunter Demnig per ricordare le singole vittime delle deportazioni nazista e fascista. Sono state posate sinora più di 50.000 Stolpersteine in tutta Europa; oltre che a Torino possiamo trovare le pietre d'inciampo anche in numerose altre città italiane tra le quali Genova dove ne ho fotografata una l'estate scorsa proprio all'imbocco della "Galleria Mazzini" (che vi consiglio di visitare)  eccola:


Genova foto mia; la mia carissima amica Ariela mi ha fatto incontrare per la prima volta le pietre d'ianciampo: scusate se l'immagine è non perfettamente a fuoco.

Gunter Demnig produce delle piccole targhette in ottone incastonate su dei cubi simili al porfido della pavimentazione stradale: queste targhette verranno poi incastonate sul manto stradale o sul selciato di fronte all'ultima casa da uomini liberi delle vittime le cui famiglie hanno scelto di richiedere una pietra d'iinciampo. Ad attivare la posa possono essere sia singoli cittadini per commemorare i loro cari, associazioni nonchè istituzioni.
"Pietre d'Inciampo Torino" è un'iniziativa promossa dal Museo diffuso della Resistenza, dalla Comunità Ebraica di Torino, dal Goethe-Institute Turin, e dall'ANED Associazione Nazionale ex Deportati sezione di Torino in collaborazione con L'Istituto Piemontese per la Storia della resistenza e della Società Contemporanea "Giorgio Agosti".

E' possibile, per chi voglia dedicare una pietra d'inciampo, avere informazioni sul progetto contattando il Museo diffuso della Resistenza alla mail pietradinciampo@museodiffusotorino.it oppure chiamando il numero 011 01120785.


Foto dal web: una bella visione globale del Museo diffuso della Resistenza 

Augurandomi che questo articolo abbia incontrato le vostre aspettative e che possiate, anche grazie ad esso, desiderare di visitare il Museo, vi rimando al prossimo articolo e al prossimo luogo d'Arte e di cultura torinese o piemontese.

Vi ricordo che se lo desiderate potete visitare o meglio ISCRIVERVI al gruppo facebook I MUSEI A TORINO E IN PIEMONTE / LE MOSTRE, I PROGETTI E LE IDEE ; sosterrete così la cultura piemontese e torinese, GRAZIE. 

Enrica Merlo🐈 28/01/2018

MI MANCANO I FONDAMENTALI

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martedì 18 aprile 2017

INTERNET E LA COMUNICAZIONE IN TEMPO DI GUERRA

Image from google

Sono storie, sono sempre e solo storie ma sono tempi bui e tocca anche meditare.


Accidenti sto poco bene ed è una cosa che mi capita spesso ultimamente; probabilmente l'ennesimo virus gastro-intestinale che mi ha colpita almeno venti volte da quando è cominciato l'inverno. Peccato che ora sia primavera e si stia anche discretamente. Sono a letto e sto leggendo un malloppone da ottocento pagine che ho già letto una volta e che è ambientato negli anni della seconda guerra mondiale, in Gran Bretagna, in Cornovaglia, in parte a Singapore, per farla breve una storia abbastanza sfigata di una ragazza che tutto sommato potrebbe anche star bene se non ci fosse la guerra ma c'è la guerra con tutti gli annessi ed i connessi del caso, più disgrazie che buone notizie pur trovandosi spesso tra morbidi guanciali e tende di seta cruda e moquette in Cadogan Square o da quelle parti lì, ragazza che sarebbe fortunata, ereditiera grazie ad una zia stordita che si è schiantata in un incidente stradale nel bel mezzo delle verdi collline della Cornovaglia ma c'è la guerra, c'è la guerra. 
Ed in questo periodo è una cosa che mica ci è tanto lontana visto e considerato che quell'irresponsabile statunitense con vistoso riporto di capelli di un colore che varia da pannocchia slavata a prosciutto cotto immerso in mare per un mese continua a giocare con i suoi missiletti e missiloni e c'è solo da sperare che la mattina quando si sveglia si metta prima gli occhiali e non sbagli bottone.


Eccolo qua il simpaticone che sta turbando tutti i nostri sogni.



 Io comunque continuo a preferire questo di Donald.


Ma non è questo l'argomento del mio articoletto, anzi. Dicevo, sto leggendo questo romanzo. E la costante di questo romanzo che vi dirò pure dopo come si intitola, è la corrispondenza, le lettere insomma, spedite e ricevute. Uno stillicidio drammaticissimo di lettere spedite e molto, molto dettagliate la quale risposta non arriva che un mese dopo quando va bene, due mesi o tre quando comincia ad andare male, non arriva proprio quando la situazione precipita. E naturalmente la povera, ricca ragazza sfigata mica scrive  così per beneficenza, scrive a persone che ama, genitori, fidanzati, amici, persone carissime. Un'ansia che non vi dico. Io non posso nemmeno immaginare VERAMENTE cosa si potrebbe provare a non sentire una persona per UN MESE. Pazzesco.

Una lettera di guerra trovata su google image che tristezza  😢

Penso a come potremo ritrovarci noi, malati telematici terminali senza più poter comunicare con le persone a cui teniamo. Io, e ve lo dico in tutta franchezza, ho qualche problema a rimanere qualche ora senza sentire quelle una o due persone a cui voglio bene, vuoi via messenger o via whatsapp. Se poi l'attesa si prolunga per un giorno sono già sudori non parliamo poi di GIORNI...due o tre giorni sono impensabili assolutamente impensabili, divento come una specie di criceto impazzito che gira senza sosta nella ruota. 
Eppure come sarebbe tanto più sano, più bello e più distensivo anche solo, non dico essere obbligati a stare un mese aspettando di ricevere una lettera, ma poter contare sul vecchio e caro telefono, con una bella telefonata alla sera, rilassata, attesa con gioia, raccontandosi cosa si è fatto durante la giornata senza doverlo già sapere nei minimi particolari perchè su facebook c'è di tutto e di più. Come sarebbe bello tornare indietro, solo di un pochino. Come sarebbe bello potere guarire finalmente da questa smania di sapere ciò che accade nel momento esatto in cui accade. E poi alla fine basterebbe affacciarsi al balcone e chiamare a gran voce i vicini di casa e parlargli e poi alla fine basterebbe prendere l'auto e dopo nemmeno trenta minuti di strada parlare vis a vis con amici, parenti, mariti, mogli, fidanzate e via discorrendo se son lontani o quasi. Come sarebbe bello e desiderabile ed auspicabile. Siamo talmente presi a sapere tutto di tutti in qualsiasi momento che quando salteremo tutti per aria non l'avremo nemmeno sospettato troppo presi a spiare i nostri contatti su facebook. 
Io allora mi sforzo di pensare alla giovane Judith Dunbar a cui hanno ammazzato un fidanzato mentre difendeva le coste britanniche e quindi non ha più ricevuto notizie obviously, ai suoi genitori che stanno a Singapore e ti voglio vedere far arrivare una lettera nel 1942/43 in pieno conflitto che poi a quanto pare finiscono pure in Australia, alla zia alla quale hanno ammazzato un figlio, all'amica che ha visto due volte il fidanzato disperso e questa è solo la minima parte (ma che cavolo di libri leggo dunque, qualcosa di più allegro no?). Beh fattostà che quando uno è lì disteso a letto ci pensa eccome se ci pensa. Siamo messi malissimo, un giorno di questi quei pazzi che ci governano chiuderanno tutte le comunicazione e noi che faremo? La maggior parte impazzirà ma davvero, l'altra piccola parte si rimboccherà le maniche e ritornerà a vivere una vita normale perchè lo splendore della vita consiste nelle nostre azioni, in quello che riusciamo a mettere insieme durante una giornata per poco che sia altrochè balle, io mi auguro di far parte della minoranza nel caso in cui questo dovesse avvenire.
Meditiamo che forse è meglio e cominciamo a comprare della bella, sana e profumata carta da lettere, che bei tempi erano quelli (non necessariamente quelli della guerra...io e la mia amica Evita quando eravamo piccole ci scrivevamo una lettera alla settimana e lei stava solo a Biella, tanto per farvi capire). Mi date un pochino ragione? Solo un poco?


Baciatevi di più e state meno su facebook.


Qui MI MANCANO I FODAMENTALI 
18/04/2017

Il libro citato è RITORNO A CASA di Rosamunde Pilcher, roba per romanticone ma nemmeno tanto.