giovedì 29 dicembre 2016

IL REQUIEM DI MOZART OVVERO LA FORZA CREATIVA IN VITA ED IN MORTE.

 Eccolo qui. Quanto darei per averlo conosciuto.

Sono storie, sono sempre e solo storie ma certe sensazioni non sono affatto storie. 

Sto poco bene e sono in preda ad un'influenza davvero epocale tanto che, se ne uscirò viva, ho giurato che l'anno prossimo farò ciò che mai avrei creduto poter fare nella mia vita: il VACCINO.
Ma bando alle ciance. Quando ho la febbre non amo nè leggere nè guardare la tv prediligo ascoltarmi della buona musica se possibile. Di quando in quando, spesso, ascolto Mozart, di quando in quando, se voglio proprio farmi un regalo mi ascolto il Requiem. Mhm, positiva direte voi. Certo. E vi spiego il mio punto di vista. Come saprete più o meno tutti la Messa da Requiem o di Requiem di Mozart fu l'ultimo meraviglioso sforzo creativo del genio nativo di Salisburgo. E come è noto oppure no, la prima parte della Messa, il Confutatis e la Lacrimosa con il suo poderoso AMEN finale del coro sono totalmente opera di Mozart stesso prima che morte lo cogliesse durante la stesura. Il buon Mozart era sì un genio musicale ma come quasi tutti i geni che si rispettino aveva in considerazione se stesso, in quanto corporalità, non in quanto fama, men che meno mai. Probabilmente già debole di suo a livello renale tutte le sregolatezze alimentari e non (infatti anzichè di acqua pare preferisse negli ultimi tempi della sua vita dissetarsi con altre bevande), il fatto che fosse caduto in disgrazia a corte e non solo lo portarono alla morte all'età di 35 anni, purtroppo e proprio mentre stava componendo la Messa da Requiem. Gli ultimi quindici o venti minuti della messa infatti furono terminati dagli allievi prediletti di Mozart, Joseph Eybler, Franz Freistadler e Franz Sussmayr ingaggiati dalla moglie dello stesso Mozart Constanze fuggita dal tetto coniugale dopo l'ennesima lite e tornata appena in tempo per raccogliere i manoscritti della musica che aveva sino al momento della morte, steso suo marito. La differenza è sostanziale ed inquietante e quando sopraggiunge l'amen finale della Lacrimosa è quasi come sentire l'ultimo sospiro di Wolfgang Amadeus e forse il sollievo di essersi liberato da una vita diventata intollerabile e gravosa. E' meraviglioso, ascoltatelo se non lo avete mai fatto, il punto in sè che sia una messa non vi tragga in inganno è, un'ode sublime alla vita, alla creatività.

Lo spartito della Messa


E qui arriviamo al punto, la creatività, la forza creativa. Alla fine di un anno è quanto mai ovvio se non scontato fare dei bilanci. Ed ecco, allettata per un'influenza mi chiedo al famoso amen del coro mozartiano cosa sia che ci fa terminare ogni anno, ogni giorno, ogni momento della nostra vita...beh oltre a quello a cui siamo stati educati a credere cioè la famiglia, gli affetti, il lavoro, il nostro credo personale,il ping pong o cos'altro vi viene in mente, ma non avete mai pensato alla creatività!!? Pensate che non si ferma mai e consci o meno che possiamo esserne tutti noi ne siamo dotati che ci crediamo o no e può essere creatività su più livelli o portata avanti a più o meno nobili mansioni ma sempre creativi siamo tutti noi  è questo che ci fa continuare ad andare avanti e ad ogni 31 dicembre ci fa brindare e urlare a squarciagola BUON ANNO!! anche se magari avremmo voglia di fare altro. Ascoltate la Messa da Requiem di Mozart e soffermatevi chiudendo gli occhi su quel sublime AMEN (deve essere intorno al minuto 29/32 ma comunque sia lo sentirete arrivare) che raccoglie tutta la fatica, la soddisfazione, il sapere, la vita, la felicità e la tribolazione, la sregolatezza, l'amore, la fede e perchè no, proprio l'ultimo meraviglioso respiro di un genio così grande. E non ditemi che la creatività non è il motore della vita e anche della morte perchè, è banale ma rende la morte la perfetta trasfigurazione, morte come fine temporanea, morte di un anno, inizio di un altro, morte di un grande genio e...chi lo sa? Ma dove sei andato a cacciarti Mozart noi ancora ti stiamo aspettando!! E come augurio a tutti voi per un nuovo inizio pieno di novità autentiche e di CREATIVITÀ per l'appunto un sublime CONFUTATIS e la conclusione della LACRIMOSA. Un regalo per me sempre, e spero per chi non ne ha ancora goduto, una scoperta.

BUON ANNO!!
HAPPY NEW YEAR!!


Diretto da Herbert Von Karajan




Qui MI MANCANO I FONDAMENTALI
Enrica Merlo
29/12/2016

martedì 27 dicembre 2016

L'ANNUS HORRIBILIS PLANETARIO DELLA MUSICA


Sono storie sono sempre solo storie ma...basta, non ci toccate più altre icone, please.

Il 25 dicembre 2016 è stato the last christmas di George Michael, una delle ultime icone pop sopravvissute dai mitici anni '80. Destino crudele che in questo anno bisesto anno funesto che è stato il 2016, ha portato via Prince, David Bowie, Leonard Cohen, Keith Emerson, alla vigilia di Natale Rick Parfitt degli Status Quo senza contare tanti altri e anche il nostrano Mango, nel 2015 caduto "sul campo" durante un concerto e l'amato Pino Daniele nel 2014 morto peraltro molto all'italiana in modo rocambolesco ed assurdo, con forature di gomme durante il trasporto all'ospedale, ritorni a casa, ambulanze chiamate in ritardo e via discorrendo.

Una maledizione dunque? Non si sa e non lo si può nemmeno affermare ma certo è che queste icone specie della musica fanno sempre una fine che lascia un tantino l'amaro in bocca. Michael Jackson è morto? Non è morto? Lo ha avvelenato con un'iniezione letale il caro dottore d'accordo con il dolce paparino che non poteva più spremere nulla al prodigioso figliolo? (Have you seen my childhood?). Boh. Prince mah, David Bowie era malato di un cancro che non lasciava speranza e passi, Pino Daniele aveva appresso un esercito di donnine che pretendevano anzitempo cospicue eredità, ed ora George Michael che malato di cuore scompare proprio il giorno di Natale ed il pensiero corre immediatamente al suo, forse, più grande successo.



Last Christmas che per George è divenuto "The last Christmas". Una combinazione sicuramente, ma, agghiacciante. Malato di cuore e va bene, ma con i passi avanti che si son fatti nel campo della cardiologia mi sembra quasi assurdo che una star come lui "se ne vada serenamente" per un problema cardiaco dove in qualsiasi ospedale al mondo ormai se si ha qualche problema si viene rivoltati come calzini e rimessi a nuovo anche alla veneranda e rispettabile età di 82 anni. George Michael poi aveva una cura maniacale per il suo corpo e per il suo aspetto, strano, davvero strano. Allora c'è chi se ne esce con le banali e scontate tiritere del "eh ma in gioventù si drogava e chissà cosa si buttava giù"; opinabile sicuramente perché non è automatico che una pop star si debba fare, allora che dire dei Rolling Stones che si son fatti tutto il fattibile e ancora, a quasi ottant'anni, zompettano sui palchi e palpano allegramente sederi a dritta e manca? 

Senza andare a cercare teorie di omicidi sottobanco, anche se io ve l'ho buttata lì, la realtà è probabilmente che se si ha un minimo di sensibilità in più rispetto alla media già il mondo di noi poveri mortali è splendidamente complicato, figuriamoci a quei livelli. Grandi star, grandi simboli ed icone che probabilmente si lasciano andare per eccessivo stress e perché probabilmente, diciamocelo, son tutti pronti a farti le scarpe appena ti volti, è questa l'amara realtà. L'umanità non esiste più, la comprensione, l'onestà ed il rispetto per l'altro. In un mondo dove noi piccoli piccolissimi esseri che non contano nulla,siamo disposti a tutto per rubarci l'un l'altro idee, denaro, fidanzati/e, posto di lavoro, figuriamoci dove girano soldi non a palate ma a vagonate o di più, cosa ci vuole a sbagliarsi a fare un'iniezione?
Voglio però concludere dolcemente e con commozione pensando al buon George lassù un altro Angelo dalla voce sublime aggiuntosi a rimpinguare il coro del buon Dio. Ma cavolo che fortuna il buon Dio e chi se non lui potrebbe permettersi un coro di questa portata? 

...e niente, ciao George.


Qui MI MANCANO I FONDAMENTALI
27/12/2016
Enrica Merlo




venerdì 23 dicembre 2016

VA BENE HO CAPITO, VOLETE UNA STORIA DI NATALE.

"Il Campanile" (Rondissone)

Sono storie, sono sempre e solo storie ma che a ricordarle fa proprio bene.

Avrete notato che amo fotografare il campanile di Rondissone. Costruzione che torreggia sulla mia casa natia se non sbaglio dal 1600 se non prima, periodo al quale risale anche per l'appunto la mia casa; un tempo dovete sapere che anche nei paeselli più piccini c'erano più chiese, campanili e canoniche che abitanti o case e la mia dimora natale faceva appunto parte di questo complesso religioso, ci sono ancora gran e belle parti di mura e l'arco sopra al portone d'entrata a dimostrarlo.


Tanto per dirvi, questa è una sezione muraria ma non sto scrivendo questo post per illustrarvi le pietre di casa mia bensì per raccontarvi una storia, semplice ma vera che, per l'appunto, riguarda il Campanile. Siete pronti?

Bene, stamane stavo lavando le tazze della colazione quando le campane hanno cominciato a suonare. Vuoi che oggi sono un po' più tranquilla, vuoi che c'è un magnifico cielo azzurro, mi è tornato alla mente il buon caro Mario. Mario era, quando ero piccina, il Campanaro, figura conosciuta e stimata da tutti. Si da il caso che abitasse proprio vicino a casa mia ed io ero la sua prima "fans" nel senso che come usciva di casa io ero pronta a seguirlo. Mario era un omino del sud, piccino e con i capelli bianchi e con un sorriso sereno da fare veramente invidia.
Io arrivavo giusto alla porta del campanile e poi mi sedevo sui gradini e guardavo all'insù quelle imponenti campane che si muovevano grazie a Mario. La curiosità era molta ma dovete sapere che il signor Campanile misura la bellezza di 25 metri ed io ho sempre vagamente sofferto di vertigini. Ma un bel giorno dopo l'ennesima offerta da parte del buon Mario accettai di salire. Le scale erano molto strette e con un corrimano che definirlo tale era un azzardo ma nonostante tutto non avevo paura; c'era il buon Mario con me e più salivo più mi sentivo forte, invincibile. E che dire quando fui in cima? C'era un'aria che portava via e le campane...le campane erano ENORMI!! Io lo avevo immaginato che non potessero essere piccole ma così grandi mai lo avrei creduto, grandi, grandi, grandissime!! E quando mi affacciai il panorama era bellissimo, allora nella mia ingenuità credetti di vedere i confini del mondo e non esagero dicendo che forse per l'unica volta nella mia vita provai la sensazione di poter fare VERAMENTE tutto ciò che desideravo. Ero non solo invincibile, ero un'eroina dei fumetti o un angelo o un uccello e potevo...volare. 
E quando Mario cominciò a suonare...che frastuono incredibile ma mai scorderò  il vedere le campane muoversi cosi vicine a me...sembravano grandi animali preistorici che dondolavano placidi. L'aria pungente, la maestosità delle campane, il suono incredibile prodotto dal piccolo Mario che si sentiva quanto amasse le sue campane, il panorama mozzafiato...credo sia uno dei ricordi più vividi della mia infanzia. Dopo Mario, nessuno ha preso il suo posto; passato un periodo di triste silenzio il Campanile è tornato a suonare grazie ad un meccanismo elettronico...nulla a che vedere con le note armoniose suonate da Mario ma almeno il Campanile è tornato a cantare e sono certa che a proteggere le sue campane ancora oggi aleggi lo spirito del buon Mario il Campanaro, uomo silenzioso, gentile, geniale, eterno.

(Storia vera)

BUON NATALE!!


Qui MI MANCANO I FONDAMENTALI
Enrica Merlo
23/12/2016


martedì 20 dicembre 2016

COME SEMPRE. 19/12/2016

Un'immagine emblematica dall'attentato di ieri a Berlino

Sono storie, sono sempre e solo storie

Noi italiani poi siamo campioni a difendere l'indifendibile. Nei mesi scorsi ho provato a spiegare le ragioni della mia indignazione...e...niente...sono stata accusata peggio che se avessi ammazzato io tutta sta gente innocente a Nizza (dove peraltro c'ero anch'io fino a poche ore prima...permettete voisignori che fossi un tantino scossa?). Ora non mi pronuncio più, basta, e non auguro nemmeno a tutti gli ipertolleranti e ai difensori dell'islamismo estremo di trovarsi schiacchiati sotto alle ruote di un tir, no, sarebbe troppo comodo non poter più dire stupidaggini ed essere pure pianti.

Devono vedere con i loro occhi fin dove si spingeranno i loro amichetti retrogradi, solo questo si merita chi mi ha dato a luglio della nazista perché ho condannato con veemenza il povero attentatore dai nervi fragili. E sia, ci ammazzino pure tutti, va bene così, siamo pronti ad immolarci sull'altare della psicopatia e dell'estremismo. Benvenuti dunque, carissimi fratelli assassini, vi accogliamo, come sempre, a braccia aperte e siamo ben felici di essere, come sempre vostri complici facendo anche finta di non vedere che i vostri tir assassini stanno passando sulle nostre strade, che attraversano, in totale sicurezza e tranquillità, tutto il nostro amato stivale, in un paese dove solitamente si viene multati dalle forze dell'ordine solo per aver sternutito col finestrino aperto, se si è cittadini italiani ovviamente.

Benvenuti, benvenuti cari amici assassini!! Disponete di noi come più vi aggrada, noi, siamo, come sempre, ai vostri ordini, alla vostra mercé, siamo vostra merce, Amici Assassini.

L'ambasciatore turco ucciso a sangue freddo e pure ripreso. Ormai la morte è diventata una farsa, un grande fratello.

E non è finita.

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Enrica Merlo 20/12/2016




giovedì 8 dicembre 2016

VE LO DICO: IL TRASLOCO NON È ANCORA FINITO (cassettiera story)


Ed ecco le due splendide meraviglie della natura. Io quella con la faccia da ebete e Lei (quella che sembra un ufficiale dei Marines, però figa, mia sorella; ma lo sapete che questo donnino ha la bellezza di 11 anni in più di me? Quindi non saprete mai quanti anni ha perchè non potete sapere quanti ne ho io). Qui siamo alla PROGRESSIVA ART EXHIBITION II bei tempi.

Sono storie, sono sempre e solo storie...ma a volte fa bene all'anima raccontarle.

Come ben sapete o forse no, sono in fase finale di trasloco. Finale direi è un parolone sono in fase puntini puntini di trasloco. Disperatamente cerco di sistemare tutte le mie cose che credevo poche, dove posso. Anche se la casa è quella della mia infanzia è comunque tutto nuovo per me. A tratti, anzi spessissimo mi fermo, faccio altro o semplicemente non faccio un bel nulla come oggi, però penso, penso parecchio. Il momento non è dei migliori per me, cavoli miei, ma un trasloco è sempre un trasloco, mi è difficile pure scriverlo.

Capita che sul terrazzo, parcheggiata ormai da anni sostasse una cassettiera, sapete di quelle antiche con la specchiera? Bene, ecco. Capita che fosse di mia sorella e quindi le ho chiesto se me la poteva prestare visto che il mio ottimismo iniziale sul fatto di riuscire a far stare tutto ovunque ed in breve tempo era svanito miseramente. Dopo una serie di conciliaboli tipici familiari la mia sorellona decide di concedermi il mobile e lo trasporto con grande fatica in camera mia. Mi piace, è bello e quando lo guardo mi dà un senso di tranquillità. E' patetico questo mio post lo so e siete liberi di mandarmi al diavolo ma prendetelo così, come un post prenatalizio con un pizzico di nostalgia, tristezza e non so cosa d'altro.

L'altra sera piomba in casa mia sorella. Le faccio vedere non senza un minimo di timore reverenziale la cassettiera tanto perchè stia tranquilla, non l'ho data in pasto a nessun mostro mitologico. Dovete sapere che la mia sorellona non è moscerella come me ma una donna che potrebbe tranquillamente fare barba e capelli a Trump, alla Clinton a Putin tutti insieme. Però guardando la cassettiera ha un attimo di cedimento (solo un attimo e si sappia) e mi dice con occhi quasi dolci: "Trattala con cura perchè questa cassettiera ha un grande valore affettivo per me; era della Lena la mia balia quando è morta mia mamma". 


La maniglia destra della cassettiera



Adesso vi racconto per l'ennesima volta i fatti miei anzi i fatti nostri. La mia sorellona non mi è completamente sorella, ovvero non abbiamo la stessa mamma, la sua è mancata quando era molto piccola ed ora forse potrete tranquillamente capire quel che ho scritto prima della foto vero? Bravi.

Comunque, stamattina stavo tentando di mettere a posto i miei quattro stracci che si sono miracolosamente quadruplicati se non di più, quando ho guardato con maggiore attenzione la cassettiera; il terzo cassetto ha la maniglia destra quasi completamente divelta, la sinistra ancora attaccata ma semovente. Mi son fermata e ho osservato. Chissa cosa conteneva quel terzo cassetto tanti, ma proprio tanti tanti anni fa? E come mai proprio quel terzo cassetto doveva essere così usato? E come mai proprio la maniglia destra è la più danneggiata?

Ho pochi ricordi ma ben chiari, della Lena, donnone tipo mia nonna sempre gioviale, non l'ho mai vista una volta sola triste (sapete no? vestita quasi sempre di nero o tuttalpiù di grigio con uno chignon bianco sulla testa, io l'ho sempre vista così fino alla fine). Ero molto piccola ma mi ricordo che quando andavo a casa sua ero contenta perchè c'era sempre un buon profumo di legna ed aveva infilate nei mobili, ovunque fosse possibile infilarle, miriadi di foto, di chi fossero esattamente non so. E mi faceva il tè. Non so cosa provasse mia sorella quando andavamo da lei ovvio, ero troppo presa a guardarmi intorno, ma credo di averlo capito l'altra sera.

E niente, volevo dire questo forse perchè è l'8 dicembre, forse perchè quando si è grandi la vita è diversa, forse perchè è bello a volte fermarsi a guardare una vecchia cassettiera che nasconde al suo interno, umori, emozioni, vita passata che perchè no, possiamo far rivivere in qualche modo, diverso, questo sicuramente...e con la nostalgia e la consapevolezza che forse noi non siamo poi così felici con tutto quello che abbiamo, non felici come mia nonna, come la Lena che, nonostante tutto, il sorriso lo avevano sempre magari non per se stesse ma per gli altri, questo è certo.

Buon 8 dicembre a tutti

Qui MI MANCANO I FONDAMENTALI
08/12/2016
Enrica Merlo.


 

venerdì 25 novembre 2016

DONNE: I FIORI NON DOVREBBERO AVERE I DENTI. 25/11/2016

Noi non indossiamo un burka ma è solo apparenza (foto EnricaMerlo©2016)

Sono solo storie, sono sempre e solo storie...ma.

-Perchè la violenza comincia quando ti accorgi che tuo marito quando sta rientrando e sei seduta sul divano, scatti come una molla e devi farti vedere accanto al tavolo per dargli il benvenuto. 
-Perchè la violenza continua quando, mentre giochi con tua figlia di quattro anni a farle il solletico e lei ride a crepapelle e lui rientra ti dice "si può sapere che cazzo state facendo che vi si sente da sotto". Come se ridere fosse una colpa.
-...e poi continua, continua, continua.

Ed oggi il giorno dell'alluvione a Torino e del "NO alla violenza sulle donne" io ho scritto questo, di getto.

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 Ora che è spiovuto voglio dire la mia, ma non sull'alluvione. Dire basta alla violenza sulle donne non vuol dire mettere una foto omologata tutti insieme appassionatamente su facebook; come ci convincono a fare questo, ci convinceranno presto a sgozzare conigli per strada, purtroppo il paragone è forte ma un po' i social ci hanno piallato il cervello, questo è da dire. Io la mia violenza l'ho combattuta, vinta in silenzio e in solitaria senza foto sui profili.

Tre anni fa me ne sono andata con quello che potevo caricare sull'auto e via. E non solo non c'erano foto di solidarietà per me sui profili ma anzi ho dovuto vivere il tutto come fosse colpa mia, in silenzio e nascostamente. Perché per i più io stavo sbagliando ad abbandonare il "calore" del tetto coniugale. Parenti e amici. Persone che mi vedevano svanire ogni giorno e non sapevano dire altro che "bisogna avere tanta pazienza". Certo. A parte le persone a me più vicine, che ci han messo pure loro una bella vita a capire la morte lenta che stavo vivendo, non un cane che mi abbia detto, togliti da lì, scappa finché sei in tempo.

Foto dal web

 Oggi piango per quelle centinaia di migliaia di donne imprigionate in matrimoni falsi, violenti, per loro e per i loro figli. So che ribellarsi non è facile ma nemmeno impossibile. Sta tutto nello scavallare quel momento che si hanno gli occhi sgranati sul baratro e su una vita migliore...sta tutto nel saperli volgere dalla parte giusta, quegli occhi. Poi chiuderli per un attimo e buttarsi, dalla parte giusta, ripeto. Poi sarà difficile comunque ma vi sentirete finalmente persone vere e non oggetti e anche coloro che prima vi dicevano "sopporta" vi vedranno con occhi nuovi; gli altri vi cancelleranno dalle loro vite e dai loro ricordi ma è così importante? Altre ancora, che non ci sono più e che vi avevano detto "ti sei sposata quello ed adesso te lo tieni" magari proprio quella persona che amavate tanto che era per lei che non reagivate, ora forse a vedervi rifiorire da lassù vi proteggerà.

 Io sino ad ora sono stata fortunata tutto sommato. Ho ottenuto il divorzio, non ho più dovuto vedere quell'individuo se non per un breve ed imbarazzante (per lui) istante in tribunale. Ho salvato in corner la salute psichica mia anche se ferita, quella di mia figlia, ho con me il mio gatto, le mie gatte fino a due mesi fa. Ci sono donne che ci provano poi vengono sfigurate quando va bene, ammazzate quando non va bene. È questa cosa che bisogna spezzare, non compatire le donne vittime di violenza ma fare si che chi fa violenza non abbia più modo di perpetrarla. Magari le forze dell'ordine tipo carabinieri, non palleggino l'intervento alla polizia quando una donna sola telefona in pieno agosto col palazzo vuoto denunciando che c'è un clandestino che gira nell'androne, che la polizia non palleggi ai vigili, che i vigili non palleggino alla nonna abelarda. Vergognatevi vi dico.

Foto dal web

E vergognamoci tutti se l'unica cosa che sappiamo fare è cambiare la nostra foto sul profilo. Vergognamoci a dire SOPPORTA alle donne che chiedono aiuto...non è una passeggiata ribellarsi e ci vuole forza fisica e mentale e...culo, si tanto culo che il vostro carnefice non abbia dimenticato il cellulare a casa mentre ve ne state andando. E ci vogliono soldi per trovare un altro posto, non vi vergognate neppure di chiedere quelli...a ripagare avrete tutta la vita. Se vi strozzano nel sonno certo non avrete debiti ma nemmeno più la vita per pagarli. Smettiamola con queste patetiche dimostrazioni su facebook e piuttosto se conosciamo situazioni di disagio, aiutiamo, per quel che possiamo, basta anche poco, anche l'ascolto a volte e denunciamo, denunciamo allo sfinimento così che questo stato crapulone e maschilista ed insieme a lui forze dell'ordine fiacche, che non hanno voglia di togliere le zampe dalla scrivania, si sveglino. Urliamo, urliamo è l'unico modo per farci sentire, vivere, riappropriarci della nostra vita.

Foto Sacha Ricci

E chiediamo a chi ci sta vicino ora, amici, compagni, colleghi, di avere quel briciolo di pazienza in più stavolta giustificata. È devastante vivere la violenza, di qualsiasi tipo sia, è devastante liberarsene e cercare di ritornare a vivere una vita completamente serena. Spesso non ci si riesce, non si può o non si vuole per un semplice istinto di auto protezione. Ecco siate pazienti voi in questo caso, invece di schiaffi, ricatti, minacce buttateci dietro risate e sorrisi (e fiori 🌹), sarà tutta un'altra vita. 🌅

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Qui, MI MANCANO I FONDAMENTALI
Enrica Merlo
25/11/2016 

giovedì 24 novembre 2016

Presentazione di RITROVAMENTI, Poesie di CARLA BERTOLA.


Io e l'immensa CARLA BERTOLA dopo la presentazione. (foto EnricaMerlo© 2016)

Sono storie, sono sempre e solo storie..ma raccontate dai Miti.

Si è svolta venerdì 18 novembre presso la Galleria delle Donne (cliccare per vedere il sito e gli eventi) in via Antonio Fabro n. 5 a Torino la presentazione del libro di Poesie di CARLA BERTOLA intitolato RITROVAMENTI. 
Questo suggestivo libro è stato stampato dalla casa editrice Edizioni Eureka in sole 100 copie numerate e, pensate, editate dall'Autrice in copertina con dei suoi cenni artistici...come direbbe lei sono state "interventate" dall'Artista; infatti non uno dei libri ha la stessa copertina. Di tale tono anche la rivista, che da anni ormai, venti nel 2018 se non sbaglio, Carla insieme al suo compagno Alberto Vitacchio anch'esso poeta ed artista visuale, OFFERTA SPECIALE, che ospita artisti di calibro internazionale tra le sue pagine e che spesso appunto interventano personalmente gli inserti, una cosa davvero unica nel suo genere. Lascerò a fine articolo tutti i contatti se foste interessati.

Io e la mia copia di RITROVAMENTI con la dedica dell'Autrice. (foto EnricaMerlo©2016)

Dicevamo. RITROVAMENTI. Perchè questo titolo? La carriera di Carla è molto lunga e ricca e pare che RITROVAMENTI sia stato un ritrovare per l'appunto brandelli di poesia prima che la stessa avesse la sua forma odierna o quasi (e dico quasi perchè la poesia come qualsiasi forma d'arte è a mio parere in continuo anche se impercettibile movimento e cambiamento) delle poesie diciamo così di "gioventù" o quantomeno non con l'impronta secca, estremamente ironica e graffiante dei lavori di Carla Negli ultimi anni. Una sorta di EMBRIONE come si potrebbe dire della poesia attuale di Carla Bertola.

Foto EnricaMerlo©2016

Carla si esibisce. 
(foto Enrica Merlo©2016)

Vedere le foto di Carla è già emozionante perchè è comunque un "personaggio naturale" ma il bello è sentirla esibirsi...sia che rimanga seduta sulla sedia come se nulla la turbasse o che potesse toccarla in alcun modo sia che parta con quella sua inflessione che cattura immediatamente con la magia della pacatezza e della forza insieme. Ma il meglio, almeno secondo me, è quando performa le sue poesie visivo/sonore dove, con l'ausilio di una base preregistrata, con impercettibili movimenti del corpo ma molto scenografici e l'aggiunta della sua voce dolce ma potentissima ottiene dei risultati che fanno venire i brividi davvero. Non posso descriverlo a parole, o meglio potrei ma dovrei dilungarmi oltre un normale articolo di blog ma...

Un momento intenso (foto EnricaMerlo©2016)

Una delle poesie sonoro/visuali di Carla (foto EnricaMerlo©2016)

(Foto EnricaMerlo©2016)
 
 ...ma vi voglio dire che presto, non appena mi sarà possibile, manderò in onda sulla mia webradio Gatti e Poesie-Cats & Poetry (cliccare sul titolo per raggiungere la radio) una buona parte della presentazione del libro ivi comprese le sue strabilianti letture e performance, forse in questo modo, meglio che con le mie limitate parole riuscirò  a farvi penetrare nel mondo davvero complesso di questa Artista a tutto tondo.

Uno dei libri RITROVAMENTI. (foto EnricaMerlo©2016)

(foto EnricaMerlo©2016)

Con Gabriella Montone, amica di Carla e che ha dialogato con lei. (foto EnricaMerlo©2016)

Come promesso, ora, tutti i contatti per poter avere e RITROVAMENTI e la bellissima rivista OFFERTA SPECIALE. 

Galleria delle Donne: Via Antonio Fabro n. 5 tel. 011 4342600

Per la rivista OFFERTA SPECIALE e per eventuali copie ancora esistenti di RITROVAMENTI scrivere a Carla Bertola alla mail albacarla@alice.it


Felice di esserci stata.


Enrica Merlo
24 novembre 2016.
 
 
 

giovedì 17 novembre 2016

UOMINI: "Aiuto, adesso che faccio?"

Un fotogramma dal film IL VISONE SULLA PELLE del  1962 con due splendidi protagonisti: CARY GRANT e DORIS DAY

Sono solo storie...sono sempre e solo storie ma è da quando esiste il mondo che non ci si capisce un' H. 

Dicono che noi donne siamo complicate, e va bene ne convengo. Ma chi lo dice? Gli uomini, ecco. In realtà effettivamente sarà perchè siamo dotate di un apparato riproduttivo piuttosto complesso che fa si che uhhhhh, accidenti che roba, riusciamo anche a creare degli altri esseri viventi dal nulla, o quasi, tipo dolce forno, un miracolo!! perchè effettivamente forse, abbiamo un paio di sensi in più rispetto agli uomini visto che in teoria, come natura vorrebbe, appunto dovremmo riuscire pure a proteggerla la prole. Ma lasciamo perdere questa faccenda ormonale che mi pare anche un pochino svilente, o no? (mi sa che sto sollevando un polverone, forse che dovrei scrivere sotto falso nome? 🌦).

Abbiamo anche dalla nostra centinaia (mhmm, centinaia? Migliaia direi) appunto migliaia di anni di sottomissione a tutti i tipi di ordini precostituiti non ultima cosuccia direi abbastanza rilevante, siam state un pò arrostite in gran quantità durante il periodo della santa inquisizione, quindi abbiamo per forza di cose, qui si tratta di sopravvivenza, affinato un certo tipo di autodifesa, anzi, circa qualche milione di tipi di autodifesa, ma non generalizziamo nemmeno in questo senso.

Gli uomini dicono invece di se stessi di essere estremamente basilari e di avere TUTTI un codice di comportamento estremamente basic del tipo...eh va bene non state a farmi fare descrizioni imbarazzanti. Diciamo che non è esattamente così; diciamo piuttosto che TUTTI gli uomini, nessuno escluso, anche se siete in tiro e siete appena state sfagiolate da un centro benessere, se capita vedano una bella gonnella passargli accanto guardano la gonnella e non voi, ma lasciamo perdere, questa è EFFETTIVAMENTE una faccenda ormonale e pure parecchio basic direi, facciamocene una ragione dal neanderthal al sapiens sapiens sapiens sapiens questa cosetta non è mai cambiata e credo non cambierà nemmeno tra qualche altro centinaio di milione di anni. Però non voglio essere ingiusta; ogni uomo è un tipo a sé stante e le sfumature sono parecchie: infatti c'è chi ha i capelli alla marines, chi le basette, chi è rasato, chi porta i capelli lunghi o a caschetto. Mica è poco!! 😂

         
Sempre dal film IL VISONE sulla pelle ecco una tipologia assai poco gradita anche dalla più "simple mind" delle donne: IL VISCIDONE.

Non voglio disprezzare nessuno lungi da me s'intenda. Ma visto che ci siamo diciamo pure che ce ne sono parecchi di viscidoni quindi va da sé che questo video appena proposto sia, in modo seppur esilarante, emblematico, lo è stato in passato ma diciamo che in un certo qual modo, specie nel mondo del lavoro, purtroppo lo è ancora ai giorni nostri  specie se una donna non è propriamente una cozza. E le gradazioni di viscidoni sono parecchie che vi credete!! Quindi non mi vengano a dire che noi siam complicate!!
 
         
Altro spezzone dal film IL VISONE SULLA PELLE; chi resisterebbe a Cary Grant? Il fascino senza tempo di un uomo che non deve chiedere mai...oppure sì? Guardate questo altro bellissimo frame.

C'è anche un mio dito da qualche parte in questo video. 😹
Ma a parte questo ecco qua quanto siam complicate: un milionario ci chiede di andare con loro prima a Parigi, poi a Montecarlo, poi non so bene su quali isole su un panfilo, è pure un gran figone che veste bene e si esprime in modo appropriato e ci fa dei complimenti non banali, il tutto per aspettare che l'appartamento sito a New York (credo Manhattan) sia pronto per accoglierci al ritorno dal giro del Mondo e noi che chiediamo?  MA MI STA CHIEDENDO LA MANO? E lui risponde no e lei ci rimane pure male!!! Santa polenta, prima tesoro fatti tutto il giro del mondo, poi torni a casa raccogli i quattro stracci che hai a casa ti sistemi nel superattico a New York poi magari a questo povero cristo gli prende pure di sposarti no??? 👩
Sapete che vi dico? Forse gli uomini hanno ragione a dire che siamo complicate. Che siate d'accordo o meno riguardo a queste mie affermazioni vi invito però alla fine di questo mio delirio sessista 😅 a guardare questo film, divertente ma che fa riflettere con ironia  dotato di diversi protagonisti piuttosto in gamba; che film meravigliosi sapevano realizzare nel secolo scorso...anzi...nel millennio scorso!! Buon divertimento e buona visione.

 Enrica Merlo. 🐈
15/11/2016


😆


domenica 13 novembre 2016

PIERO GIANUZZI: "La realtà immaginata". Personale, Torino.


"Top model" opera simbolo della personale antologica del Maestro PIERO GIANUZZI. (Foto Enrica Merlo)

Sono solo storie...sono sempre e solo storie; ma ti reimmergono nei ricordi.

Ieri si è svolta presso il museo MIIT in c.so Cairoli 4 a Torino l'inaugurazione della personale antologica celebrativa del ventennio dalla morte del Maestro Piero Gianuzzi. Tengo a dirvi che la mostra perdurerà sino al 30 novembre e che potrete visitarla dal martedì al sabato dalle ore 15,30 alle ore 19,30, eccovi l'affiche della mostra a vostro maggior agio.


 Il Maestro Piero Gianuzzi nasce a Torino nel 1934; sin da giovane sviluppa una passione per la pittura e anche grazie al momento storico particolarmente favorevole frequenta gli studi dei grandi pittori dell'epoca assimilandone le tecniche. Tuttavia è padre di una tecnica di cui è indiscusso caposcuola. Su un foglio di zinco di due decimi di millimetro, Piero Gianuzzi incide con precisione e continuità, senza fermare mai il bulino il solco che sarà l'opera; il pennello, dipingendo ad olio o a tecniche miste (spesso sabbia mista a colore) completa la magia della sua particolarissima arte. Spesso batte da sè la lastra di zinco per plasmarla in modo tale che abbia lo spessore da lui desiderato, un lavoro di grande fatica oltre che di ispirazione e di perizia artistica. Apre un grande e accogliente studio/Galleria chiamato il "Cenacolo" ad Alpignano che diventa ben presto culla e luogo d'incontro di numerose personalità artistiche. Piero Gianuzzi scompare nel 1996.


Un'immagine evocativa di Piero Gianuzzi mentre dipinge, con un suo autoritratto.

Ma al di là di quel che si può dire di risaputo o di prettamente tecnico su Piero Gianuzzi io ho avuto la fortuna di conoscerlo. Frequentava con la dolcissima moglie Ester, la casa degli suoceri dove anche i miei genitori avevano casa. Ero molto piccola, tuttavia, per anni ho potuto godere, di quando in quando, della sua compagnia e di poter sentire l'aura che emanava da quest'uomo dall'aspetto così bonario ma allo stesso tempo emotivamente imponente. Sono stata anche al Cenacolo seduta sugli scalini di legno, sentendo l'odore di trementina e il battere sulla lastra di zinco. E con la moglie ho collaborato per un breve periodo, che ricordo con grande emozione ed affetto, prima della sua scomparsa, a sua volta, rivedendo alcune delle meravigliose opere di Piero. 

Io mentre ammiro un particolare de "Il venditore di quadri" uno die miei preferiti e che mai avrei pensato di poter vedere dal vivo. (Foto Enrica Merlo)

Il sogno di Ester è divenuto infine realtà grazie a sua sorella, Anna, che è finalmente riuscita, dopo un immane lavoro di raccolta e catalogazione delle opere, a mettere in piedi questa bellissima mostra antologica proprio ora nel 2016, anno che segna i vent'anni dalla sua scomparsa. lavoro immane che spero ardentemente verrà premiato con grande affluenza di pubblico a questa mostra anche perchè, senza usare grandi figure retoriche, Piero Gianuzzi, in un mondo artistico, diciamocelo, sempre abbastanza uguale a se stesso, con opere che sono copie una dell'altra, ha avuto la capacità di essere creatore di una tecnica sua, unica ed originale e sarebbe ora che l'Italia, ma perchè no, anche il mondo tributassero a questo Artista il valore che merita. 

...e a proposito di ricordi d'infanzia: eccone uno di Piero Gianuzzi con il simbolo della sua città. (Foto Enrica Merlo)

Ho visto con emozione alcune opere che mi ero solo sognata di poter ammirare, come per esempio "Il venditore di quadri". Opere dietro alle quali, oltre ad un'ispirazione forte, un lavoro enorme erano inseriti anche spunti di vita vissuta dall'artista, momenti intrisi spesso di un'intimo realismo che trapela dai suoi lavori e che proprio per questo, sanno far emozionare chi le guarda; momenti di disillusione, spesso malinconia ma intrisi di passione e di colore, tanto colore che spesso celano il travaglio nascosto dietro ad ogni lavoro.

(Foto Enrica Merlo)

Vi invito dunque nuovamente a visitare la mostra LA REALTÀ IMMAGINATA di PIERO GIANUZZI. Non perdiamo i grandi valori artistici della nostra Italia così piena di talenti spesso  non compresi, non tutelati e non valutati come meritano. E Piero Gianuzzi lo merita e ve ne accorgerete quando uscirete da questo giro nella vita, nella favola, nel misticismo di un grande artista che ha attraversato in punta di piedi il secolo passato ma che invece meritava di fare "molto rumore", rumore che sentirete con grande pacatezza come era costume di Piero Gianuzzi, negli occhi e nel cuore e che so porterete a volare nel cielo di Torino.

***


amore per le rose di PIERO GIANUZZI

(Foto Enrica Merlo)

"Il seminario" (Foto Enrica Merlo) 


GRAZIE DI CUORE

Enrica Merlo 11/11/2016


mercoledì 9 novembre 2016

IL DISORDINE ESTERIORE CORRISPONDE AL DISORDINE INTERIORE? Boh.

Foto tratta dal film "Il diario di Bridget Jones"

Sono solo storie, sono sempre e solo storie ma...chi ci capisce è bravo.

Lo confesso, sono disordinata. Molto, molto, molto disordinata. Vivo con mia figlia che non è che abbia sei mesi e nemmeno quattro anni ne ha diciotto eppure nella nostra cucina sostano da qualche mese torri di piatti da lavare, ed il sacco di immondizia pare, appena gli si passa accanto, minacciarci di uscire da solo dalla porta se non ci sbrighiamo immediatamente a rimuoverlo e a chiuderlo. 

Citando Bridget Jones (che è la protagonista delle foto di questo post) "Ricordarsi sempre di mettere a lavare le mutande della sera prima" mentre cammina per casa con le suddette mutande appiccicate alle gambe, fantastica, mi chiedo dunque in questo mio post se il disordine sia insito nell'essere umano oppure se è insito solo nell'essere umano moderno oppure se non è insito affatto ed è solo una nuova modernissima malattia mentale.

Il disordine esteriore è dunque sinonimo di disordine interiore? Ragazzi, sarò banale ma credo che non sia proprio sinonimo di un disordine interiore ma poco ci manca, ovvero è sicuramente sinonimo di un disagio. Se io passo almeno venti volte al giorno davanti alla torre di piatti e l'unica cosa che riesco a fare è guardarla e cacciare fuori un enorme sospirone significa forse che:
1) Penso che la torre di piatti sia dotata di vita propria e che quindi capisca le mie problematiche in quel momento.
2)   Forse ho talmente tanti problemi che quello è proprio l'ultimo della lista (però poveri piatti mi fanno un pò pena, quindi sospiro)

Come ovviare a questo disastro? Una soluzione ci sarebbe anzi più di una. Mangiare dal kebabbaro e tornare a casa col bruciore di stomaco ma non avere piatti nel lavello; usare solo stoviglie, piatti, bicchieri e magari posate usa e getta ma alla lunga questo inciderebbe violentemente sul budget economico e anche sul povero sacco dell'immondizia il quale a questo punto dovrebbe andare in psicanalisi, nonchè provocheremmo un notevole allargamento del buco dell'ozono, traslocare(come disse il buon vecchio Robin Williams in Mrs. Doubtfire ad una Sally Field in vena di divorzio e piuttosto basita "....trrrraslochiamo e speriamo che i problemi non ci seguano"). Ci sono dunque ottime premesse: Reéne Zellweger si accettava così tanto che si è rifatta così tanto che nemmeno si riconosce più, Robin Williams (riposi in pace la sua anima) si è suicidato. Onde evitare dunque delle conseguenze così devastanti sulla nostra vita che fare?

Altra immagine di Bridget mentre, passando l'aspirapolvere tenta di leggere: un altro problema annoso il MULTITASKING. Ma di questo parleremo un'altra volta, abbiate pietà.

Ci sono anche qui innumerevoli soluzioni: 
1) Anche se le nostre risorse economiche non sono luminose, chiamare una balda donna delle pulizie che tolga mesi e mesi di sporcizia, piatti, immondizia, peli di gatto e dopo questa sortita, che farà sì che la povera signora delle pulizie cambi mestiere, cercare di mantenere l'ordine lindo e pinto ottenuto. Ordine che durerà esattamente due giorni.
2) Alzarsi una mattina che si è particolarmente in forma (MAI) e BUTTARE tutto ciò che è superfluo. Risultato, rimarremo con un materasso in terra per dormire, il pc (per terra) e forse una lampada, ma dico, forse.
3) Cercare di capire perchè proprio non ce la facciamo a tenere in ordine la nostra casa. Sforzarsi proprio, anche se il nostro cervello soffre di stitichezza mentale e anche se dovessimo scoprire che la causa del nostro disordine è talmente grave che per risolverla ci vogliono delle soluzioni piuttosto drastiche, cominciare a pensare che quelle soluzioni drastiche sono forse più dolorose nell'immediato ma che alla lunga ci permetteranno di vivere meglio, non sto parlando di psicanalisi e nemmeno di altre pratiche ma semplicemente di pigliare una sedia, sedersi al tavolo, ed, evitando di mangiarci gli avanzi di quattro giorni prima, cristallizzati sulla tovaglietta, pensare e pensare che lo sappiamo benissimo che la soluzione è proprio lì ma l'abbiamo evitata volutamente. Ecco fatto niente di più niente di meno.
E per quanto riguarda vostra figlia/o? Semplice!! Parlarle della nostra improvvisa illuminazione e se capisce va tutto bene, se non capisce invitarla/o a portare sotto l'immondizia che proprio non ce la fate e mentre lei/lui è sotto cambiare le serrature. Semplice davvero, come bere un bicchiere di cedrata scaduta!!

Comunque sia:

AMATEVI DI PIÙ 

e tutto andrà a posto automaticamente.




sabato 5 novembre 2016

IO PENSO POSITIVO...scusa? E allora noi perenni depressi cosa dovremmo dire?

Bellissima vignetta di Cavez.

Sono solo storie...sono sempre e solo storie ma...cerchiamo di essere realisti!! 

Stavo gironzolando senza meta in quel della home di facebook quando mi sono imbattuta in un articolo di uno "specialista" (anche se non ho francamente capito in cosa) statunitense; ci sono miriadi di questi discutibili articoli tradotti (probabilmente con google traduttore) malamente e che a leggerli si prova un certo qual imbarazzo, quasi avessimo una cimice del bucato infilata nelle mutande. Questo articolo però era abbastanza comprensibile, nel senso che sicuramente era riferito ad una solida base scientifica anche se google traduttore dovrebbe essere un tantino rimotivato.

In buona sostanza si affermava che "pensare positivo (a tutti i costi e contro al nostro vero stato d'animo) è totalmente inutile poichè in media i pensieri negativi a livello incoscio, sono nove volte più potenti della nostra volontà di essere positivi". Sti cavoli mi sono detta. Però ho avuto una notevole botta di illuminazione. Nel senso che: conosco un sacco di persone che all'apparenza sono l'immagine dela serenità ma che a confrontarcisi, ti sbattono contro il muro anche solo a stare nei loro pressi, questo per dire quanto sono positivi, come no. 

Mi sono sempre sentita una sorta di paria, in un mondo pieno di gente sempre supermotivata, iperattiva e superprositiva, mentre io mi sentivo veramente avvilita, na schifezza. Alla fin fine, secondo questa teoria del 9-0 palla al centro, alla fine tutta questa positività non è altro che disperazione camuffata e se io riesco a fare molte meno cose non è perchè io sia meno intelligente, meno attiva, meno forte...semplicemente invece di nascondermi dietro ad un falso sorriso affronto i miei demoni uno alla volta e li sconfiggo. E sicuramente questo modo di vivere la vita richiede impegno notevole ed altrettanto notevole energia e forse più tempo.

 Altra bellissima vignetta di Cavez.

Quel che riesco a fare sarà dunque molto meno di quel che riesce a combinare tanta gente splendida ma i risultati che otterrò saranno molto più solidi a livello emotivo e non basati sulla "fuffa". Sono sempre più convinta che aggirare gli ostacoli sia sì più semplice ma è necessario mettere in conto che gli stessi ostacoli ci si ripresenteranno e saranno ogni volta alti il doppio. Viva dunque la mia mediocre lentezza ma solida e realmente produttiva!!

...e per salutarvi: come volevasi dimostrare!!